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Massimo Giuseppe Bossetti, lettere parlano di carattere e…

MILANO – Di cosa parlano le lettere di Massimo Giuseppe Bossetti alla detenuta Gina che sono state acquisite dalla Corte d’Assise di Bergamo? Secondo la trasmissione Quarto Grado, in onda la sera del 29 aprile su Rete 4 e che ne ha fatto vedere alcuni stralci, le lettere parlano del carattere di Bossetti e del suo rapporto con gli inquirenti durante la detenzione per l’accusa di omicidio di Yara Gambirasio.

In una prima lettera, datata 17 gennaio 2016, l’uomo accusato di aver ucciso Yara Gambirasio parla del padre morto di recente:

“Lo prego sempre (…) adesso ha la piena certezza sulla mia innocenza perché – ne sono più che sicuro – Yara si è confidata con mio padre vedendo come soffro, dandogli l’assoluta certezza sulla mia verità dei fatti”.

Nella lettera Bossetti si lamenta degli inquirenti e assicura che continuerà a proclamarsi innocente:

“Farò di tutto per lottare e combattere per far sì che la Presidente e i Giudici Popolari mi capiscano. Mi vogliono incastrare, usarmi come capro espiatorio o per i loro fottuti sbagli creati a regola d’arte su di me. (…) La posta in gioco è molto alta, loro non vogliono rischiare le proprie carriere e ti assicuro che tanti salterebbero tra Procura, Ris e Ros e tanti altri, e io non voglio rimetterci la mia vita per loro”.

Nella seconda lettera, firmata anche questa ‘Massy’, Bossetti si lascia andare a confidenze più intime:

“Il mio carattere è un buon carattere, molto dolce, educato, gentile, romantico e credimi molto affettuoso e dispensatore di coccole, quello che mi sarei aspettato al contrario di mia moglie. (…) Adoro l’abbronzatura. (…)”.

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  • Massimo Bossetti (foto Ansa)
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