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Isis, tasse per far cassa: su barba, velo, Corano…

ROMA – Isis e tasse: nei territori controllati dal sedicente Stato islamico vivono attualmente 6 milioni di persone. E sono questi cittadini ad essere i destinatari delle bizzarre tasse ideate dall’Isis per far cassa. Tasse davvero da fanatici. Ecco cosa si legge sul Corriere della Sera:

Le donne non si coprono per bene gli occhi dietro tripli veli: 10 dollari di multa. Se portano un’ abaya troppo «aderente»: 25 dollari. Se tralasciano di indossare i calzini o i guanti: 30 dollari. Per gli uomini che si radono: 100 dollari di multa. Per quelli che si accorciano la barba: 50 dollari. E per chiunque non sappia rispondere ai quesiti sul Corano o la legge islamica posti a sorpresa dalla Hisba, i «vigili» del Califfato: 20 dollari.

Grazie alle offensive anti-Isis e ai bombardamenti in Siria e in Iraq, tra dicembre e marzo il Califfato ha perso il 22% del territorio che controllava. Questo non significa che non possa sferrare nuove offensive come dimostra la recente avanzata a nord di Aleppo. Ma meno territorio significa anche meno abitanti da tassare (sono passati da 9 a circa 6 milioni), mentre i bombardamenti hanno danneggiato la principale fonte di introito: il petrolio. Così negli ultimi sei mesi i miliziani sono stati costretti a inventarsi modi nuovi per riempire le casse, come aumentare le imposte e le multe, ma anche introdurne di nuove – per esempio per chi si spunta la barba, lascia la porta di casa aperta, installa/ripara antenne satellitari -. Le tasse costituiscono oggi la metà circa del budget di 56 milioni di dollari al mese dell’ Isis (l’ estate scorsa erano 80 milioni), secondo un rapporto della società di consulenza e analisi di Difesa IHS Inc. I loro dati sono raccolti attraverso interviste, social media, documenti dell’ Isis e del governo iracheno.

 


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