Salva Sallusti, Siddi: “Dal Senato prova di responsabilità, ora riflettere”

Pubblicato il 26 Novembre 2012 - 19:49 OLTRE 6 MESI FA
Franco Siddi (LaPresse)

ROMA – La legge Salva Sallusti “muore” in Senato con la bocciatura dell’articolo 1, quello che reintroduceva il carcere per i giornalisti in caso di diffamazione e il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Franco Siddi si dice soddisfatto e in una nota invita a una riflessione serena per affrontare il tema.

Scrive Siddi: “L’appello alla riflessione fatto dalla seconda carica dello Stato, il Presidente Renato Schifani, raccolta venerdì dal Sindacato dei giornalisti ha avuto uno speculare sviluppo – come da noi auspicato – nella riflessione fatta poco fa dall’aula del Senato che ha bocciato l’art. 1 della proposta di legge sulla diffamazione a mezzo stampa che puniva i cronisti con il carcere e con le multe e i direttori con forti sanzioni pecuniarie. La grande iniziativa comune dei giornalisti e degli editori, nonché di decine di associazioni impegnate sul terreno dei diritti civili ha consentito oggi un importante gesto di responsabilità che trova una risposta istituzionale significativa per quanto non risolutiva di tutti i problemi aperti.

La Fnsi ringrazia le autorità istituzionali e le forze politiche che hanno voluto, alla fine, compiere una scelta che evita al Paese un rimedio peggiore del male che si voleva curare: nessuna tutela efficace per il diffamato, punizioni fino al carcere per i cronisti, soprattutto quelli di frontiera impegnati nelle inchieste sul male affare, nell’osservazione critica dell’attività pubblica, sanzionati in maniera più pesante tanto più inquadrati nelle qualifiche basse, o semplicemente precari o freelance. Piuttosto che compiere questa grave ingiustizia era meglio lasciare le cose come stanno, come accadrà, nell’immediato, dopo questo voto.

Rimane aperto il nodo delle manette per il giornalismo, che dev’essere chiamato all’esercizio eticamente responsabili della professione per far circolare le verità delle notizie di pubblico interesse e tanto più di quelle che certi poteri vorrebbero coperte per tenere nascosti problemi che debbono essere conosciuti. Cancellare il carcere resta un obiettivo come lo è quello per nuove regole a garanzia dei cittadini, specie di quelli più deboli, con l’introduzione nel nostro ordinamento di una rettifica documentata di eventuale verità alternativa da pubblicare nell’immediatezza della vicenda contestata e del Giurì per la lealtà dell’informazione che ne sia il garante autorevole e indipendente.

Per queste ragioni, la Fnsi mantiene alta la propria iniziativa civile permanente contro l’oscuramento delle verità, per il diritto alle notizie e per la dignità dei cittadini. Per questo rimane il no alla soluzione del carcere e alle minacce improprie dei giornalisti”.