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Pd, Emilano resta e sfida Renzi a Congresso. Lui: “Sconfiggermi sì, eliminarmi no”

Pd, Michele Emilano resta e sfida Renzi al Congresso

ROMA – Michele Emiliano ha deciso: resta nel Pd e sfiderà Matteo Renzi al Congresso. Il governatore pugliese ha partecipato oggi, 21 febbraio, alla direzione Pd sulle regole al Nazareno. Una decisione arrivata dopo una mattinata trascorsa tra una lunga riunione al Ministero dello Sviluppo Economico sull’Ilva e i continui contatti con gli scissionisti Rossi e Speranza.

La Direzione nazionale del Pd si è riunita a Roma, nella sede nazionale del Partito in via S. Andrea delle Fratte. E ha rappresentato il momento della formale scissione: all’ordine del giorno c’era infatti l’elezione della commissione nazionale per il Congresso, organismo che serve a tutelare la rappresentanza di tutti i candidati alla segreteria. Come più volte annunciato, un pezzo della minoranza non si è presentato. Così hanno fatto Roberto Speranza e con lui la componente bersaniana e il governatore della Toscana, Enrico Rossi, rinunciando in pratica a nominare un uomo di fiducia all’interno della commissione.

Michele Emiliano intervenendo in direzione ha detto: “L’avrei voluto fare in assemblea ma il rispetto che ho per Rossi e Speranza non me l’ha consentito. Oggi vi ribadisco che mi candiderò alla segreteria del Pd. Questa è casa mia, casa nostra e nessuno può cacciarmi o cacciarci via”. “Con Rossi e Speranza abbiamo condotto una riflessione comune – ha aggiunto -Enrico e Roberto sono persone perbene, di grande spessore umano che sono state offese e bastonate dal cocciuto rifiuto ad ogni mediazione. Renzi è il più soddisfatto per ogni possibile scissione”.

Mi candido nonostante il tentativo del segretario uscente di vincere il congresso a ogni costo e con ogni mezzo, approfittando di aver gestito tutto il potere economico, politico e mediatico. Ha fretta e non concede il tempo necessario a girare nemmeno la metà delle province. Perché i suoi errori, ove discussi, porterebbero a un suo indebolimento”. “Nonostante il poco tempo ci proveremo lo stesso perché per noi il congresso non sarà mai una prova muscolare”, ha aggiunto. E ancora: “Enrico, Roberto ed io abbiamo impedito al segretario di precipitare il Paese verso elezioni anticipate”. “Renzi si è inventato un congresso con rito abbreviato da celebrare entro aprile – ha detto Emiliano – se facciamo i bravi entro la metà di maggio, mentre 1500 comuni vanno alle amministrative. Ci hanno impedito di svolgere bene la conferenza programmatica. Non vuole concedere agli avversari le feste dell’Unità come luogo di dibattito”.

Una scelta, quella di Emiliano, criticata dai bersaniani che, invece, sono ormai fuori dal partito. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e i parlamentari della loro area hanno infatti ribadito di non voler cambiare idea: non hanno partecipato alla direzione e non partecipano al congresso del Pd, di cui non condividono le modalità. Di fatto sono fuori dal partito. È una scelta personale, sottolineano.

Gianni Cuperlo, invece, non salpa sulla zattera degli scissionisti e afferma: “Sarebbe un altro errore” da parte di Renzi non partecipare alla direzione oggi, “dopo quello di domenica quando il segretario non ha sentito il dovere di alzarsi e replicare”. Ma il segretario dimissionario ha preferito tirare dritto: “Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità – è il messaggio – questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino”.

Renzi sottolinea le contraddizioni degli scissionisti: “Per settimane intere gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare le carte bollate. Quando finalmente abbiamo accolto questa proposta, ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi. E se è vero che la parola scissione è una delle più brutte del vocabolario politico, ancora più brutta è la parola ricatto”.

E fa sapere di essere in partenza per gli Usa proprio a ridosso della Direzione: “Mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell’innovazione”.

Intanto la direzione Pd ha espresso i nomi per la commissione del congresso. Ecco gli esponenti Pd che Matteo Orfini ha proposto: Fregolent, Nardi, Del Barba, Carbone, Bini, Losacco, Ginoble, Di Marzio, Piccione, Montanari, Morassut, Campana, Mancini, Rubini, Bordo, De Maria, Apunzo. A questi si aggiunge il vicesegretario Lorenzo Guerini. La commissione dovrà essere votata dai membri della direzione.

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