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Referendum, Vittorio Zucconi vota Si e mette in corner Travaglio VIDEO

ROMA – Marco Travaglio messo in corner da Vittorio Zucconi in diretta tv. Vittorio Zucconi, editorialista di Repubblica e una vita fra Mosca, Tokyo e Washington e il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio erano ospiti a DiMartedì, il programma condotto su La7 da Giovanni Floris. Tema: il referendum costituzionale. Travaglio, un po’ teso e molto più pallido del solito, ha citato la Costituzione americana, dicendo che è stata emendata 30 volte. Zucconi l’ha corretto: “Meno di 30 volte, 27 volte”.

E poi: “Sulla situazione americana è un po’ diverso. Marco si dimentica che il presidente non è soggetto alla fiducia. Quindi puoi avere due, tre, quattro camere, quante ne vuoi, ma nessuno toglie il potere al presidente”.

 

Nessuno dei due ha fatto mente locale su un dettaglio, Con la attuale Costituzione più bella del mondo, la legge sulla diffamazione, quella che dovrebbe eliminare il carcere per i giornalisti, è il gestazione da 4 anni, in un rimpallo fra Camera e Senato dove peraltro per fortuna è impantanata una legge atroce, peggiore di quella che vorrebbe riformare, dove si è scaricato tutto l’odio verso i giornalisti da parte dei politici, dal Pd ai liberticidi di M5s.

Zucconi ha poi ricordato come il bicameralismo italiano sia frutto di un desiderio degli americani, che temevano le conseguenze di una unica Camera. La “Costituzione più bella del mondo”, come la chiamano quelli della sinistra birignao, fu il frutto di una serie di compromessi, raggiunti nell’immediato dopoguerra, fra le varie forze in campo in Italia in quel momento: le truppe di occupazione americane e la longa manus di Stalin, il Pci. Togliatti, proconsole di Stalin e grande leader del Pci, non voleva il Senato, furono gli americani a pretenderlo, perché non si fidavano del voto dei giovani, che avrebbe potuto spostare la Camera troppo a sinistra.

I due giornalisti hanno posizioni opposte riguardo all’appuntamento elettorale del 4 dicembre. L’editorialista di Repubblica ha detto: “Voterei Sì perché non ho paura di cambiare”. E poi ha definito una “troiata colossale” la legge sul voto degli italiani all’estero”.

Ben diversamente la pensa Travaglio, che ha persino tirato in ballo le leggi razziali: “La parola cambiamento non vuol dire niente, anche le leggi razziali lo sono state”. Pur di dar contro a Zucconi, il direttore del Fatto Quotidiano ha persino detto che la riforma costituzionale di Berlusconi “era persino più equilibrata di quella di Renzi”.

 

 

 





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