(Foto Ansa)
Si scrive “Starlink”, si legge “paura”. Paura per la dittatura, speranza per la rivolta. Starlink è il pericolo numero uno del regime degli ayatollah. Si tratta del servizio di Internet satellitare che permette agli iraniani di aggirare il blackout imposto dal regime e calamitare attenzione, solidarietà e sostegno oltre confine. Una vera sfida alla dittatura in nome della libertà di parola. Il blocco va avanti dall’8 gennaio ma Starlink, non senza difficoltà, è riuscito ad informare il mondo di quanto sta succedendo in Iran con messaggi veloci, foto e video che testimoniano la brutale repressione costata finora non meno di 10-12 mila morti.
Il regime sta ricorrendo ai ripari nel tentativo di bloccare l’ultima forma di connettività rimasta alla popolazione. Sta impiegando tecnologie di jamming sempre più sofisticate; in pratica ricorre a meccanismi di disturbo delle comunicazioni e, pare, con un certo successo. Ciò ha scatenato il miliardario americano Elon Musk, con la benedizione di Trump, che si è prontamente messo all’opera.
Le mosse di Elon Musk
Il paladino del “free speech” – la libertà di espressione – ha fatto due cose importanti. Primo, ha offerto gratis agli iraniani il suo Internet satellitare; una platea di 50 mila utenti, secondo l’analisi fatta dalla attivista per i diritti civili e digitali Masha Alinardani. Secondo, ha mobilitato (eufemismo) gli ingegneri e scienziati della “SpaceX”, cioè la società aerospaziale di sua proprietà che gestisce il servizio di connessione satellitare affinché trovino le adeguate contromisure. Musk ha anticipato Trump ed il tycoon ha elogiato il suo ex consigliere anziano, capace di portare la connessione anche in aree remote e scarsamente coperte da fibra o ADSL grazie ad una vasta costellazione di satelliti in orbita bassa. L’utente riceve un kit con una parabola motorizzata e può cominciare attività come streaming, gaming, videochiamate e fornisce connettività in zone rurali, in camper, barca, montagna.
Caccia alle antenne paraboliche
Fermate, per ora, le 800 esecuzioni programmate; Teheran prende tempo e insiste col blackout. Anzi lo rafforza. Le autorità iraniane dicono di aver distrutto 100 mila parabole satellitari (“Minano la moralità”) e di aver rifilato multe fino a 2.800 dollari. Parabole schiacciate dai bulldozer e dalle escavatrici delle milizie islamiste Basij. Approfittando del momento di tregua armata , avute garanzie da Washington (“Ci ha detto che non agirà”), la polizia religiosa sequestra regolarmente le parabole con raid ben quartieri della capitale e nelle province. Il governo progressista del presidente Hassan Rohani è contrario a questi raid e il ministro della Cultura Ali Jannati sostiene che “la proibizione non serve a niente, la maggior parte delle persone continua a vedere i canali satellitari”. Ma i raid continuano. In ogni caso Strarlink resta nella tempesta del blackout digitale. Comunque è sempre un cero acceso nel buio iraniano.
