Il sondaggio di Azione Studentesca apparso nelle scuole italiane: "Hai uno o più prof di sinistra che fanno propaganda?''
Azione Studentesca, la costola giovanile di Fratelli d’Italia, ha lanciato un sondaggio tra gli studenti di diverse città italiane tra cui Cuneo, Palermo, Bergamo e Pordenone con lo scopo di scovare i professori dichiaratamente di sinistra che fanno “propaganda politica” in classe.
Il sondaggio è apparso anche nella scuola Leopardi-Majorana di Pordenone ed è diventato un caso, con la Procura della città friulana che ha deciso di aprire un’indagine. “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda?” si chiede nel questionario agli studenti diffuso da Azione Studentesca tramite un Qr code presente su un manifesto affisso sulla scuola.
Il manifesto è comparso sul muro del liceo lo scorso 17 gennaio con questo messaggio: “Spesso parlano di scuola persone che non entrano in un’aula da decenni, ma quale modo più efficace di risolvere i problemi se non coinvolgendo direttamente gli studenti?”. Proseguendo, nel testo si annuncia la creazione di un report nazionale sullo stato delle scuole italiane compilato anche grazie alle segnalazioni degli studenti che si ottengono tramite il Qr code.
La domanda è stata giudicata intimidatoria dalla Cgil di Pordenone che ha diramato una nota in cui ha condannato l’iniziativa, che rischia di far scivolare la figura dell’insegnante verso una logica di “delegittimazione del lavoro” educativo. Dura la presa di posizione anche del Partito Democratico locale che ha parlato di iniziativa vergognosa: “Si sta professando una sorta di pensiero unico minacciando la libertà di insegnamento e di formazione delle coscienze”.
Azione studentesca ha spiegato l’iniziativa con un post su Facebook: “Il questionario affronta molteplici aspetti della vita scolastica, che vanno dallo stato delle strutture agli strumenti didattici, la domanda ‘hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?’ Nasce dalla volontà di verificare se, durante l’orario scolastico, venga svolta propaganda politica, indipendentemente dalle idee personali dei docenti, affinché la scuola sia un luogo di formazione critica e non di indottrinamento. Il focus non è quello di verificare l’appartenenza politica, piuttosto di mettere un freno alla pratica sempre più diffusa di utilizzare l’insegnamento per influenzare unilateralmente i ragazzi”.
Oltre a Pordenone, uno scenario simile è verificato a Bergamo, con il Pd locale che ha parlato di “atto intimidatorio, gravissimo e inaccettabile”.

Le proteste dell’opposizione: “Valditara intervenga”
La notizia ha scatenato le inevitabili polemiche politiche. Questa la condanna di Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra: “Apprendiamo che giovani di Fratelli d’Italia cercano di schedare i docenti di sinistra per intimorirli. Così accade in Friuli Venezia Giulia ma pare che sia addirittura un’iniziativa nazionale. Il loro obiettivo non è impedire la propaganda politica, che nessuno ha mai fatto in classe, ma far intendere ai docenti che di loro bisogna aver paura, perché hanno il potere di segnalare al Ministero di Valditara, in maniera del tutto arbitraria ed essendo presi in considerazione, quegli insegnanti che osano parlare in classe di temi come l’immigrazione, il cambiamento climatico o l’educazione sessuo-affettiva”.
La parlamentare di Avs ha proseguito citando il ventennio fascista: “Evidentemente sono convinti di essere dei vendicatori dell’ortodossia ideologica, pensano che chi non la pensa come loro debba essere ammonito, limitato, esposto al pubblico ludibrio, sanzionato. Tutto questo é già accaduto nella storia del paese, durante il ventennio”.
La Piccolotti ha poi chiesto l’intervento del ministro Valditara: “Spieghi ai docenti che questi ragazzi non hanno nessun potere perché nessuno al Ministero prenderà in considerazione le loro folli schedature, li fermi e impedisca l’affissione di questi manifesti. Presenteremo sulla vicenda un’interrogazione in Parlamento affinché sia fatta chiarezza e siano presi questi provvedimenti”.
Sulla stessa posizione il Movimento 5 Stelle. Queste le parole del deputato Antonio Caso: “La scuola deve essere un luogo sicuro, libero e pluralista, in cui studenti e insegnanti possano confrontarsi in modo critico e autonomo, non uno spazio in cui si alimentano liste di proscrizione, etichette politiche o meccanismi di delazione. È un clima terribile quello che può generarsi: un clima che avvelena il rapporto educativo, mina la libertà di insegnamento e mette sotto pressione chi ogni giorno lavora nelle aule”.
Il deputato M5s ha concluso: “Che tutto questo arrivi da un movimento direttamente riconducibile all’area della maggioranza di governo rende la vicenda ancora più allarmante e impone una presa di posizione chiara e immediata da parte delle istituzioni. Per queste ragioni interrogheremo il Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara”.
