Alex Pretti non è stato ucciso dall'Ice ma da agenti della Border Patrol (foto da video) - Blitz quotidiano
Hanno un nome e un volto i due agenti coinvolti nell’uccisione del trentasettenne Alex Pretti. A renderli pubblici non sono state le autorità statunitensi, bensì la testata investigativa ProPublica. Si tratta di Jesus Ochoa e Raymundo Gutierrez, texani rispettivamente di 43 e 35 anni, entrambi in servizio nella Border Patrol, corpo che fa capo alla Customs and Border Protection. Un elemento che chiarisce un punto spesso confuso nel racconto mediatico europeo: a sparare non sono stati uomini dell’Ice.
Le due agenzie, pur operando entrambe nel campo dell’immigrazione e dipendendo dal Dipartimento della Sicurezza interna, hanno ruoli differenti. L’Ice si concentra soprattutto su indagini e operazioni all’interno del territorio nazionale, mentre la polizia di frontiera presidia principalmente i confini terrestri con Messico e Canada, pur avendo facoltà di intervento su scala nazionale.
Chi sono gli agenti e il contesto operativo
Ochoa è entrato nella Border Patrol nel 2018, Gutierrez nel 2014. Secondo quanto riportato da ProPublica, entrambi erano assegnati all’operazione speciale “Metro Surge”, avviata nel dicembre 2025 con il dispiegamento di numerosi agenti armati e a volto coperto.
La dinamica esatta dell’uccisione di Pretti non è ancora completamente chiara. La versione ufficiale sostenuta finora dalle autorità è quella della legittima difesa: l’infermiere sarebbe stato armato e avrebbe opposto una ‘violenta resistenza’, secondo quanto dichiarato dal Dipartimento della Sicurezza interna guidato da Kristi Noem.
Reazioni politiche e richieste di indagine
Il caso ha suscitato mobilitazioni civili e indignazione anche fuori dagli Stati Uniti. Il presidente Trump ha dichiarato di voler assistere a “un’indagine onorevole e onesta” sulla morte del 37enne. Allo stesso tempo, ha ribadito la linea dura sull’immigrazione, difendendo l’operato dell’amministrazione. Riferendosi a Noem, ha affermato che “sta facendo un ottimo lavoro e resta al suo posto”. Una posizione che contribuisce a mantenere alta la tensione politica attorno a una vicenda ancora piena di zone d’ombra.
