La Città dell’Acqua: un viaggio nel sottosuolo romano (www.blitzquotidiano.it)
Nel cuore pulsante di Roma, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, si cela un mondo nascosto che sta catturando l’attenzione di archeologi.
La straordinaria scoperta dell’area archeologica sotterranea del Vicus Caprarius, conosciuta anche come La Città dell’Acqua, sta rivoluzionando la comprensione del tessuto urbano e storico dell’antica Roma, rivelando un complesso di strutture che si estendono a oltre nove metri di profondità rispetto all’attuale livello stradale.
A partire dal 1999 fino al 2001, durante i lavori di ristrutturazione dell’ex Cinema Trevi, la Soprintendenza Archeologica di Roma, sotto la direzione scientifica di Claudio Moccheggiani Carpano, ha portato alla luce un complesso edilizio di epoca imperiale di circa 350 metri quadrati, situato tra via di San Vincenzo e vicolo del Puttarello. Questo sito rappresenta un affascinante esempio della stratificazione archeologica romana e testimonia la lunga storia urbanistica del rione Trevi.
L’elemento distintivo di questa area è senza dubbio la presenza di un imponente castellum aquae, un serbatoio idrico collegato all’Acquedotto Vergine, il sistema di approvvigionamento idrico voluto da Marco Vipsanio Agrippa nel 19 a.C. e tuttora funzionante. L’acqua che alimenta la fontana più famosa di Roma continua a fluire anche qui, attraverso antiche tubazioni in piombo e vasche di una residenza signorile che, dal IV secolo d.C., sorgeva sopra una precedente insula, un edificio residenziale multifamiliare tipico dell’epoca imperiale.
Nel corso dei secoli, il sito ha subito molteplici trasformazioni: dall’insula ricostruita dopo l’incendio di Nerone nel 64 d.C. alla lussuosa domus del IV secolo, fino a insediamenti medievali risalenti al XII-XIII secolo, che testimoniano la continua vitalità dell’area nonostante le invasioni barbariche e i saccheggi.
Un patrimonio archeologico ricco di reperti e storia
La visita all’area archeologica del Vicus Caprarius offre anche l’opportunità di ammirare una selezione di preziosi reperti raccolti nell’antiquarium del sito. Tra questi spiccano rivestimenti in marmi policromi, mosaici raffinati, e la celebre testa di Alessandro Helios, copia marmorea che rappresenta una delle decorazioni più suggestive della domus imperiale. Numerose sono le anfore africane di tipo spatheia, utilizzate per il trasporto dell’olio, e un piccolo tesoretto di oltre 800 monete di scarso valore, probabilmente i risparmi di un servo, che raccontano la vita quotidiana e le oscillazioni economiche dell’epoca.
L’acqua che continua a sgorgare nel castellum aquae rende il sito non solo un importante reperto archeologico, ma anche una testimonianza vivente del funzionamento millenario dell’Acquedotto Vergine, che alimenta da oltre duemila anni le fontane di Roma, culminando proprio nella monumentale Fontana di Trevi.

La Fontana di Trevi, progettata dall’architetto Nicola Salvi tra il 1732 e il 1762 e completata da Giuseppe Pannini, rappresenta la più grande e celebre tra le fontane di Roma. Situata in piazza di Trevi, la sua fama è legata non solo alla spettacolare architettura barocca, ma anche alla leggenda che vuole che chi getta una moneta nella fontana sia destinato a tornare nella Città Eterna.
L’acqua che zampilla dalle sue vasche è quella dell’Acquedotto Vergine, il più antico acquedotto romano ancora funzionante senza interruzioni. La fontana è adornata da allegorie barocche che celebrano la Salubrità e l’Abbondanza e da rilievi che raccontano la leggenda della vergine che indicò la fonte ai soldati di Agrippa, fondatore dell’acquedotto.
Dal 2 febbraio 2026, per accedere alla parte più vicina al monumento, è richiesto un biglietto di ingresso di due euro, con esenzioni per residenti, bambini fino a 5 anni e persone con disabilità. L’accesso è possibile ogni giorno dalle 9 alle 22, con orari soggetti a variazioni in caso di manutenzioni o esigenze di sicurezza.
