La rinascita di Giséle Pelicot: un libro e un nuovo compagno. "Incontrerò mio marito in carcere" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
“Durante tutto il processo, sono stata definita come vittima. Oggi non voglio essere più considerata così. Sono stata sacrificata sull’altare del vizio, gettata in pasto a quegli individui. Scrivere è stato un modo per uscire da questa cornice in cui mi sono sentita rinchiusa, di raccontare chi sono veramente”.
L’intervista a Le Figaro
A dirlo in un’intervista a Le Figaro, ripresa da Repubblica, è Gisèle Pelicot. Il 19 febbraio uscirà il suo libro “Un inno alla vita”, una rinascita esistenziale (e sentimentale, grazie a un nuovo compagno).

“Mi hanno rimproverato molte cose. In tribunale alcuni hanno criticato addirittura il mio modo di vestire”, spiega. Quanto al libro “non sono stata io a volerlo: sono venuti a chiedermelo. Io l’ho scritto perché ho creduto che potesse essere utile. Non sono state le considerazioni economiche a spingermi. Ho sentito anche dire che alcune persone sono convinte che io abbia inventato tutto. Se fossero venuti in tribunale, saprebbero che Dominique Pelicot mi faceva ingerire dosi da cavallo: il farmaco che mi somministrava faceva sì che il mio corpo non serbasse traccia delle sue sevizie”.
“Mi piacerebbe rivolgergli domande su nostra figlia”
Durante il processo “ho vissuto vere umiliazioni. Mi hanno trattato da complice, da donna poco seria, da esibizionista. Sono stata sospettata di continuo”.
Sul rapporto con i suoi figli afferma: “Florian è sempre al mio fianco. Con Caroline il rapporto è più complicato. Soffre a causa delle sue foto trovate sul computer del padre”.
E “anche con David la situazione è delicata”. Se andrà a trovare Dominique Pelicot in carcere: “Ho in programma di andare a trovarlo. Non ho ancora potuto rivolgergli la parola, e sono sei anni. Ho bisogno che mi risponda guardandomi negli occhi. Mi piacerebbe rivolgergli domande su nostra figlia. E chiedergli perché lo ha fatto”.
