La storia millenaria di Craco e le sue radici (www.blitzquotidiano.it)
Tra l’Appennino Lucano e il Mar Ionio, un borgo continua a rappresentare uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Basilicata.
A pochi chilometri da Matera, questa antica cittadina abbandonata offre oggi uno spettacolo unico di storia, architettura e natura, attirando visitatori da ogni parte del mondo. Le vicende che hanno portato al suo abbandono e la sua conservazione ne fanno un simbolo di memoria e resilienza.
Le origini di Craco affondano le radici nell’antichità più remota: già nel VIII secolo a.C. sono state rinvenute tracce di insediamenti umani. Il nome originario, “Graculum”, che significa “piccolo campo arato”, testimonia l’antica vocazione agricola del territorio.
Nel corso del X secolo, Craco si sviluppa come un importante insediamento monastico italo-bizantino, mentre tra il 1154 e il 1168, sotto il regno di Federico II, assume una struttura urbanistica che si conserva ancora oggi. La città, arroccata attorno a un imponente torrione quadrato, divenne un centro strategico militare e nel 1276 ospitò una sede universitaria, segno della sua vivacità culturale e politica.
L’epoca moderna vide Craco affrontare diverse difficoltà, tra cui le incursioni dei briganti durante il periodo napoleonico e l’Unità d’Italia, con attacchi documentati nel 1807 e nel 1861. Tuttavia, gli eventi naturali sono stati quelli che hanno segnato profondamente il destino del borgo. Un violento terremoto nel 1688, con epicentro tra Craco e Pisticci, generò frane latenti in un’area già geologicamente fragile.
La tragedia della frana e l’abbandono della città
Il vero colpo per Craco arrivò nel 1963 con una frana che comprometteva la stabilità degli edifici. Il cedimento delle strutture fu un processo graduale, che costrinse gli abitanti a lasciare progressivamente le loro case fino al 1974, quando fu istituito il nuovo comune di Craco Peschiera, situato più a valle e ritenuto più sicuro.
La parte antica di Craco, ormai disabitata, è stata preservata come testimonianza storica e culturale. Oggi, la città fantasma di Craco è tutelata e inserita nella lista dei World Monuments Fund, un riconoscimento internazionale che sottolinea l’importanza di salvaguardare questo patrimonio unico.

Passeggiando tra le rovine di Craco si possono ammirare case in pietra aggrappate alla roccia, palazzi nobiliari e suggestive strutture di epoca medievale. Il torrione normanno, conosciuto localmente come “il castello”, domina il borgo dall’alto, con il suo portale originale e la torre ancora intatta.
Palazzo Grossi, vicino alla Chiesa Madre, conserva affreschi floreali che raccontano la vita del XV secolo, mentre Palazzo Carbone, con il suo ingresso monumentale, testimonia la nobiltà che un tempo abitava il luogo. Il paesaggio circostante è altrettanto spettacolare: i calanchi, profondi solchi nel terreno argilloso, creano scenari di straordinaria bellezza, incorniciati da praterie e vegetazione mediterranea.
La visita al borgo è organizzata tramite itinerari guidati e messa in sicurezza delle strutture più fragili, garantendo un’esperienza immersiva e sicura per i turisti. Questa particolare combinazione di natura incontaminata e architettura antica rende Craco una meta privilegiata per appassionati di storia, fotografia e cinema, tanto che dal tardo XX secolo è stata scelta come set per numerose produzioni cinematografiche internazionali.
Il patrimonio religioso di Craco: testimonianze di fede e arte
Oltre al nucleo abitativo, Craco custodisce importanti testimonianze del suo passato religioso. Il convento francescano con la Chiesa di San Pietro Principe degli Apostoli, risalenti al 1630, rappresentano uno dei principali luoghi di culto, anche se oggi rimane in piedi principalmente la zona dell’abside.
La Chiesa Madre dedicata a San Nicola Vescovo, con il suo ingresso monumentale e il campanile coperto da una cupola decorata con maioliche, è un altro simbolo di fede e arte che domina il borgo. A nord dell’abitato si erge la Chiesa della Madonna della Stella, costruita nella prima metà del XVII secolo, dove sono ancora visibili l’altare maggiore in marmo intarsiato, la navata, il presbiterio e la facciata con la porta in legno intagliato.
Questi edifici testimoniano il profondo legame tra la comunità e la spiritualità, un legame che resiste nonostante l’abbandono e il tempo.
