La guerra in Ucraina al quarto anno, intanto l'Italia è alle prese con il referendum e pensa a Sanremo (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
La guerra in Ucraina continua. Da quattro anni, un record anche se confrontato con il secondo conflitto mondiale. L’Europa è con Kiev, pronta a fornirle altri miliardi, altre armi per evitare che Putin riesca a vincere. L’ottimismo fra i grandi del vecchio continente è unanime. “La Russia sta perdendo”, si dice all’unisono. L’operazione militare speciale è fallita, il Cremlino dovrebbe rendersene conto se ancora oggi le armi non tacciono e i bombardamenti continuano.
Due milioni di morti, intere città rase al suolo, una carneficina. Eppure si va avanti e di pace si continua a parlare solo a chiacchiere. Putin è impantanato, a Mosca i pessimisti sono sempre in maggior numero, però la realtà è diversa perchè non si riesce a trovare un accordo. Possibile che un disastro del genere non abbia fine? Possibile che ancora che non ci si renda conto che un giorno, magari non lontano, questo terribile scontro possa dilagare? Pare di no se da una parte non si prende in considerazione nemmeno una tregua; dall’altra si pensa a difendere il popolo invaso, ma non c’è una vera e propria unione. Perchè, come in Italia, le fazioni si fronteggiano pensando ai fatti propri e non a quelli di portata internazionale.

Zelensky chiede a gran voce di entrare subito in Europa, gli si risponde che questo avverrà, ma quando si parla di date, il discorso diventa difficile e non si sa quando questo ingresso potrà accadere. Non solo, ma c’è sempre qualcuno che storce la bocca e si impunta perchè è contrario a quanto si è deciso fino ad oggi. L’esempio tipico viene proprio dal nostro Paese dove non tutti i partiti la pensano allo stesso modo.
Continuare a inviare fucili, bombe, carri armati e quant’altro significa non volere la pace e si vota in maniera sparsa come è avvenuto ieri quando ad essere contrari sono stati i 5Stelle e i pochi uomini del generale Vannacci. Una destra estrema che si schiera con i più accesi dei progressisti? Sembrerebbe un paradosso, ma è accaduto. Vannacci si spiega: “Ho lasciato la Lega perchè durante le riunioni della direzione si era tutti favorevoli a seguire un criterio (niente più aiuti a Kiev), poi al dunque, al voto in Parlamento cioè, avveniva l’esatto contrario. Allora per quale ragione meravigliarsi se anche in questo caso non abbiamo cambiato parere?”
Forse è anche colpa del prossimo referendum se le posizioni divergono. “Mai essere dalla parte del no”, si tuona a destra. Lo stesso fa la sinistra che mette in risalto i pericoli di un voto favorevole alla divisione delle carriere. Così succede che pure la guerra in Ucraina diventa un’occasione di scontro. Giuseppe Conte e Elly Schlein non sono mai andati a Kiev. Eppure il Pd, al contrario dei pentastellati, è sempre stato favorevole alla difesa dell’Ucraina. Ma se il leader degli ex grillini rinuncia al viaggio in questione, la segretaria dei dem non può fare il contrario perchè significherebbe dare un vantaggio all’uomo che solo in apparenza è schierato con il campo largo. Il sogno di “Giuseppi” è quello di tornare a sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi. Se segue pedissequamente Elly come può aspirare al posto che per ben due volte è stato il suo domicilio?
Allora, la pace può attendere, c’è sempre tempo per riparlarne, magari fra meno di un mese quando si saprà chi ha vinto e chi ha perso il 23 marzo. Fino ad allora, lo ripetiamo fino alla noia, non ci sarà spazio per il buon senso. Sergio Mattarella ha tentato in tutte le maniere di placare i toni. Lo ha ripetuto anche dal suo scranno del Consiglio Superiore della Magistratura, di cui è presidente Due poteri dello Stato non possono entrare in conflitto usando termini che sono fuori da ogni regola. Se possibile, la divisione si è ancora più accentuata ed i colpi bassi sono ormai all’ordine del giorno.
Non c’è momento in cui questo spettacolo non si ripete. Pure un fatto di cronaca può far comodo o meno ai nemici (il termine avversario è desueto). Il delitto del Rogoredo ne è un esempio lampante e la destra sta tentando in tutte le maniere di riparare al danno che ha subìto. Si trincera dando la parola a quei magistrati che voteranno si, nonostante l’invito (o l’ordine?) dell’Anm. Non si fanno feriti ed il Paese assiste ad una brutta pagina della nostra storia. Per una riforma? No, per difendere i propri privilegi e non è una brutalità quella che scriviamo. Allora è giusto ricordare quel che scrisse un tempo il giurista Piero Calamandrei. “La libertà è come l’aria che respiriamo. Ci si accorge della sua importanza solo quando viene a mancare”.
Forse nemmeno al festival di Sanremo si respira un’aria tranquilla. Vincere è troppo importante, bisogna mettercela tutta per arrivare primi e ottenere gloria e danaro. Così le star di un tempo (ormai anacronistiche) presentano i loro figli: da Morandi a Gassman, da D’Alessio alla Hunziker, da Renga alla Angiolini. Per una volta la fama dei giovani può giovare anche ai genitori: potrebbe essere l’eccezione che conferma la regola.
