Quando il rock si ispira a opere d’arte visiva: King Crimson, Status Quo, Roxy Music... Blitz Quotidiano. Foto ANSA.
Il rapporto fra la musica, e i musicisti, e il mondo dell’arte è da sempre molto stretto. Abbiamo già parlato degli album e delle canzoni ispirate a opere letterarie. Oggi andiamo alla scoperta di cosa succede quando il rock si ispira a opere d’arte visiva. Si tratta nella maggior parte dei casi di brani basati su dipinti, ma con qualche eccezione. In fin dei conti, ricordiamocelo, lo scopo di questi articoli è di riproporre l’ascolto di buona musica!
Molti di voi, a questo punto, penseranno di trovare in questo articolo una bella menzione per Pictures at an Exhibition di Emerson, Lake & Palmer. E invece no, perché in realtà la loro è una rielaborazione di un’opera per pianoforte scritta nel 1874 da Mussorgskij nel tentativo di trasporre in musica i quadri dell’amico Viktor Hartmann esposti in una mostra a San Pietroburgo. In questo articolo, ci concentreremo invece soprattutto sulle opere originali.
Alcuni quadri molto famosi sono stati, ovviamente, il punto di partenza per molti brani di ambito rock. Primo fra tutti, probabilmente, la Gioconda di Leonardo da Vinci. Un famoso brano del 1949, scritto da Ray Evans e Jay Livingstone per il film La spia del lago, si intitola proprio Mona Lisa, con esplicito riferimento alla Gioconda. Si tratta di un brano ripreso in seguito da tantissimi musicisti, fra cui Nat King Cole, che ne realizzò la versione forse più famosa, Elvis Presley, Carl Mann, che la reinterpretò in chiave rockabilly, e di cui è chiaramente figlia la versione dei Me First and the Gimme Gimmes uscita nel 2003 che vi consiglio di ascoltare. Nel 2010, i Dillinger Escape Plan incisero la loro Farewell Mona Lisa per l’album Option Paralysis. E non dimentichiamo la meravigliosa Monna Lisa di Ivan Graziani, pubblicata nell’album Pigro del 1978.
In questi casi, come spesso accade, il riferimento all’opera d’arte nel titolo non corrisponde davvero a un tentativo di trasporre nella musica il quadro. Si tratta in genere di una personale interpretazione di un tratto del dipinto che diventa il punto di partenza per una storia, una riflessione, un nuovo quadro, questa volta fatto di suoni. Più che di ispirazione, parlerei di riferimenti alle opere d’arte, particolarmente evidenti quando si trovano nel titolo della canzone.
In modo analogo, sono tantissimi gli esempi di canzoni che fanno riferimento o si ispirano alle vite o a tratti caratteristici di artisti famosi. Viene in mente Andy Warhol di David Bowie, uscita nel 1971 nell’album Hunky Dory. Ma anche Magritte di John Cale, contenuta in Hobosapiens del 2003, o Helen Lundeberg dei Sonic Youth, incisa per Rather Ripped del 2006. Nel 2012, Jesca Hoop ha pubblicato la sua interessante Ode to Banksy in The House that Jack Built. Max Ernst è invece il titolo di un brano dei Mission of Burma, pubblicato in Signals, Calls, and Marches del 1981. C’è poi il caso di Paul Weller che, come molti altri musicisti rock, ha studiato arte e si è fatto ispirare spesso dalle opere di arte visiva, anche di artisti moderni e poco noti. Nella sua Hopper, tratta da A Kind of Revolution del 2017, l’ispirazione è appunto genericamente all’artista Edward Hopper. Ma In the Car…, pubblicata in Saturns Pattern del 2015, prende il titolo da un quadro dell’artista pop Roy Lichtenstein, mentre Wings of Speed, inclusa in Stanley Road del 1995, prende spunto dalla Signora di Shalott del preraffaellita John Waterhouse. Con i Jam, Paul Weller aveva già pubblicato nel 1979 un brano che prendeva il titolo, ma poco più, da un dipinto di Roy Lichtenstein: The Girl on the Phone, incluso nell’album Setting Sons.
Anche i Television Personalities hanno pubblicato un brano ispirato a Lichtenstein: Lichtenstein Painting è uscito nel 1981 in Mummy Your Not Watching Me. E nel 1989 hanno inciso Salvador Dali’s Garden Party, inclusa in Privilege, in cui il riferimento a Dali è però solo un pretesto per poi andare in tutt’altra direzione. Sempre Dali è presente nel titolo di Dali’s Car di Captain Beefheart & His Magic Band, inclusa in Trout Mask Replica del 1969. Il titolo di questo brano diverrà anche il nome di un interessante progetto di Mick Karn, particolarissimo bassista dei Japan, e Peter Murphy, cantante dei Bauhaus. Ma se cominciamo a parlare anche dei nomi delle band che si ispirano al mondo dell’arte visiva, non ne usciamo più…
Un caso particolare è quello dei Genesis e di I Know What I Like, primo singolo estratto da Selling England by the Pound del 1973. Il quadro di Betty Swanwick Il sogno, che venne scelto per la copertina dell’album, era stato trovato per caso da Peter Gabriel, che immediatamente vi aveva riconosciuto una vicinanza proprio con il brano in questione. Per la copertina di Selling England by the Pound, i Genesis chiesero alla Swanwick di aggiungere un oggetto, un tagliaerba, per aumentare i riferimenti alle immagini e ai testi del disco. Peter Gabriel si rivolse al mondo dell’arte visiva anche in seguito: nel 1992, all’interno dell’album Us, troviamo infatti Fourteen Black Paintings, ispirata da quattordici dipinti di Rothko esposti in una cappella in Texas e dedicati ai diritti umani e civili.
Tra i brani famosissimi che si rifanno in qualche modo a opere d’arte visiva, vi segnalo Viva la Vida dei Coldplay, che prende il titolo da un’opera di Frida Kahlo, Sandias con leyenda: Viva la Vida, ma che poi si sviluppa su un’interpretazione che la porta più vicina a temi legati alla Rivoluzione francese. Anche Boulevard of Broken Dreams dei Green Day prende il titolo da un dipinto di Gottfried Helnwein. Ma la storia più strana riguarda Picasso’s Last Words (Drink to Me) di Paul McCartney & the Wings. Sembra che il testo sia nato da una sfida lanciata da Dustin Hoffmann a Paul McCartney: scrivere una canzone partendo da una frase presa a caso da un giornale. Nella fattispecie, da un articolo del Times che riportava le presunte ultime parole di Picasso rivolte ai suoi commensali la sera prima della sua morte: “Bevete a me, alla mia salute. Sapete che io non posso più bere”.
Menzioni speciali
Quando il rock si ispira ai quadri, a volte il risultato è sorprendente. Così come sorprende trovare un brano quasi jazz nell’album di David Gilmour Rattle that Lock del 2015. The Girl in the Yellow Dress, che si avvale della partecipazione di Robert Wyatt alla cornetta, racconta una piccola storia, di una ragazza che entra in un jazz club e affascina e ipnotizza tutti, tranne un sassofonista, il cui vero amore è la musica. Il testo è scritto dalla moglie di Gilmour, Polly Samson, che si è ispirata a un quadro di Johnny Dewe Mathews in cui compare, appunto, una ragazza con un vestito giallo che danza con musicisti sullo sfondo.
In 16 Shades of Blue di Tori Amos il riferimento è invece a Cezanne, in particolare al quadro L’orologio in marmo nero. Rilke sosteneva che Cezanne utilizzasse almeno sedici sfumature di blu, tutte innovative e inusuali.
Anche gli Orchestral Manoeuvres in the Dark si sono ispirati a opere d’arte almeno in due occasioni. Bauhaus Staircase, dall’omonimo album del 2023, prende spunto da un dipinto di Oskar Schlemmer del 1932, in cui è rappresentata la scuola Bauhaus, che verrà chiusa l’anno successivo dai nazisti. Ma già in Night Café, inclusa nell’album English Electric del 2013, c’erano diversi riferimenti a sette quadri di Edward Hopper, tra cui Nighthawks del 1942.
In Blue Period Picasso, brano tratto da Living Thing del 2009, Peter Bjorn and John si mettono invece nei panni di un quadro di Picasso esposto in una galleria di Barcellona, immaginando il desiderio del dipinto di scappare.
Gli Editors si ispirano a un’opera di Banksy, in cui la Camera dei Comuni è rappresentata affollata di scimmie, per la loro Eat Raw Meat = Blood Drool, tratta da In This Light and On This Evening del 2009.
Più classico è il riferimento dei Killers in The Calling, nell’album Wonderful Wonderful del 2017: il bassista Jake Blanton stava studiando Caravaggio in un corso online, quindi fu piuttosto naturale trovare ispirazione nel quadro La chiamata di San Matteo.
Ma non sono solo i quadri ad ispirare i nostri eroi della musica. Nell’album Lungs del 2009, i Florence + the Machine hanno inserito il brano Dog Days are Over, il cui titolo è preso da un’enorme installazione di Ugo Rondinone con il testo che recitava appunto “Dog days are over”. Poi, nel 2011, hanno inciso What the Water Gave Me per l’album Ceremonials: in questo caso il titolo deriva da un quadro di Frida Kahlo.
Ancora più famoso e importante è il caso di Venus de Milo dei Television, inclusa nell’album Marquee Moon del 1977: il testo è criptico e un po’ allucinato, ma il riferimento alla statua della Venere di Milo è esplicito.
Spit it Out dei Maccabees si ispira a un’altra installazione, dal titolo Monument, realizzata da Susan Hiller, con foto ingrandite di targhe in memoria di persone morte nel tentativo eroico di salvare qualcuno. Il brano è tratto da Marks to Prove It del 2015. Nello stesso album, troviamo anche WW1 Portraits, brano ispirato a una mostra di ritratti pittorici della Prima guerra mondiale.
Tornando alla pittura, molti sono anche i casi di opere d’arte praticamente sconosciute che sono state però di ispirazione per qualche artista. È il caso di The Good, the Bad and the Queen e della loro Lady Boston, dall’album Merrie Land del 2018: in questo caso la band guidata da Paul Simonon e Damon Albarn si è fatta ispirare da un ritratto visto in un castello nel Galles del nord.
Qualche volta, poi, i pittori diventano un simbolo di qualcosa di più grande e, per certi versi, eterno. In Truganini degli australiani Midnight Oil, si trovano espliciti riferimenti ad Albert Namatjira, il primo pittore aborigeno ad essere riconosciuto e considerato per la propria arte. Il brano, incluso in Earth and Sun and Moon del 1993, prende il titolo però da Truganini, una donna che è divenuta un simbolo, descritta da molti come l’ultima aborigena vivente della Tasmania. Tutti i personaggi a cui il brano si riferisce diventano perciò esempi della lotta al colonialismo.
Queen, The Fairy Feller’s Master-Stroke
Anche tra i nomi più noti della storia del rock, si trovano diversi esempi di canzoni ispirate a opere d’arte visiva, spesso con riferimenti a creazioni poco note ai più. Nell’album Queen II del 1974 troviamo The Fairy Feller’s Master-Stroke, che descrive minuziosamente il dipinto di Richard Dadd del 1864 Il colpo da maestro del taglialegna fatato. Il quadro era accompagnato da una poesia in cui lo stesso pittore dava un nome a ciascuno dei personaggi rappresentati. Dadd era specializzato, in epoca vittoriana, nel dipingere creature fatate, dal manicomio criminale in cui era rinchiuso per aver ucciso il padre. Nella canzone i vari personaggi vengono passati in rassegna nel testo su una base rock che ben incarna l’atmosfera generale della scena dipinta.
King Crimson, The Night Watch
The Night Watch, inclusa nell’album dei King Crimson Starless and Bible Black del 1974, si ispira al celebre dipinto di Rembrandt del 1642 Ronda di notte. Considerato uno dei capolavori del pittore fiammingo, soprattutto per il sapiente uso della luce, il quadro era stato commissionato da un capitano di una corporazione di archibugieri e pagato anche da tutti gli ufficiali della compagnia perché risultassero riconoscibili. I King Crimson costruiscono un testo intorno al dipinto e una musica che sembra a tratti tradurre i giochi di luce in suoni.
The Pogues, The Wake of the Medusa
Nel 1816 una nave francese, la Medusa, fece naufragio al largo delle coste della Mauritania a causa di una manovra goffa ed incosciente del suo capitano. Gli ufficiali si misero in salvo, lasciando moltissimi sciagurati a dividersi una zattera di fortuna, dalla quale vennero salvati solo in quindici, dopo circa due settimane. Questo incidente fece molto clamore e scandalo e il pittore Theodore Gericault decise di farne il soggetto del quadro La zattera della Medusa, che più tardi venne considerato fra gli iniziatori del Romanticismo. Il quadro compare sulla copertina del secondo album dei Pogues, Rum, Sodomy, and the Lash del 1985. Ma in Hell’s Ditch, album del 1990 prodotto da Joe Strummer, i Pogues inserirono addirittura un brano ispirato a questo quadro, con tutto il suo carico di critica all’arroganza e alla mancanza di solidarietà umana dimostrata dai potenti: The Wake of the Medusa.
Anna Calvi, Swimming Pool
Ritratto di un artista (piscina con due figure) è un quadro del 1972 di David Hockney. Nel 2018 venne acquistato a un’asta a cifre astronomiche, rendendolo il quadro dal prezzo più alto di un artista vivente. Proprio nel 2018 esce Hunter, terzo album della cantautrice rock britannica Anna Calvi, che contiene il brano Swimming Pool. In un’intervista, Anna Calvi ha dichiarato che nel brano voleva creare parti di chitarra che suonassero simili alle piscine di Hockney. Ascoltate la canzone e giudicate voi stessi!
Status Quo, Pictures of Matchstick Men
Pictures of Matchstick Men, dall’album Picturesque Matchstickable Messages from the Status Quo del 1968, è probabilmente il brano più famoso degli Status Quo. Gli “uomini a forma di fiammifero” sono un riferimento esplicito ai personaggi raffigurati nei quadri di L.S. Lowry. Lowry è un pittore britannico del Novecento, noto per aver raffigurato scene della rivoluzione industriale, in particolare nelle città del nord dell’Inghilterra, Manchester fra tutte. In questi paesaggi grigi si aggiravano figure poco definite, anonime, che portavano avanti la loro alienata e solitaria vita quotidiana ed erano raffigurate quasi come degli stecchini, degli “uomini fiammifero”. Il brano psichedelico degli Status Quo prende spunto da queste figure anonime, contrapposte a quella di una donna che fa soffrire il protagonista della canzone. Nel video, il brano è eseguito dal vivo nel 2004.
Meshuggah, Violent Sleep of Reason
Se state pensando che tutti questi riferimenti all’arte visiva appartengono solo a una elite sofisticata di musicisti rock, e che certo non troveremo mai, ad esempio, dei metallari tra questi intellettuali… be’, ricredetevi. Gli svedesi Meshuggah sono una band decisamente metal, con quel tipico suono da cattivi ragazzi che probabilmente a scuola non seguivano con particolare attenzione le lezioni di storia dell’arte. Eppure, la title track del loro album The Violent Sleep of Reason del 2016 è esplicitamente ispirata alla celebre incisione Il sonno della ragione genera mostri, realizzata da Francisco Goya nel 1797.
Robin Laing, Picasso Paints Guernica
Robin Laing è un cantautore folk scozzese. La sua Picasso Paints Guernica è contenuta nella compilation No Pasaran – Scots in the Spanish Civil War uscita nel 2012. Qui lo spunto è dato dall’immagine di Picasso che si mette a dipingere uno dei suoi quadri più famosi in risposta agli orrori della guerra e del nazismo. Il testo si immerge all’interno del quadro, descrivendone alcuni particolari, come il cavallo di carta di giornale e rendendolo ancora di più, se è possibile, un simbolo universale e un monito per l’umanità che, di questi tempi, non fa male ricordare.
Roxy Music, Re-Make/Re-Model
Bryan Ferry ha un legame speciale con la pittura, che emerge a più riprese anche nelle sue imprese musicali. L’album di esordio dei Roxy Music, uscito con lo stesso nome nel 1972, conteneva ad esempio Virginia Plain, ispirata a un quadro del 1964 dello stesso Ferry. Ma che dire del brano di apertura, Re-Make/Re-Model, che prende spunto dall’opera Re-Think/Re-Entry di Derek Boshier, che è alla base della pop art inglese? Un brano di apertura da sogno, che nel 1972 ha sicuramente avuto un impatto enorme. Il testo parla di una bellissima donna vista su una macchina, di cui il protagonista si è invaghito, e di cui nel ritornello viene cantata la targa. E fin qui tutto apparentemente banale, ma, a mio modo di vedere, è nella musica e nelle ardite evoluzioni melodiche che ritroviamo la vera ispirazione e descrizione dell’opera di Boshier.
Don McLean, Vincent
Nel 1971 Don McLean pubblica American Pie, un album pieno di capolavori cantautoriali. Vincent, nota anche come Starry Starry Night, dal verso iniziale della canzone, fa chiaramente riferimento a Vincent Van Gogh e alla sua celebre Notte stellata. Tutto l’album, per la verità, è pieno di riferimenti a Van Gogh: ad esempio in Empty Chairs, che parla dell’assenza della donna amata, la sedia vuota farebbe riferimento a quella dipinta da Van Gogh. Sembra che Empty Chairs sia stato a sua volta il brano che ha ispirato Killing Me Softly With His Song, ma questa è un’altra storia…
Manic Street Preachers, Between the Clock and the Bed
Anche i Manic Street Preachers hanno una lunga storia di connessioni con l’arte visiva: Black Square, dall’album Futurology del 2014, si ispira a un dipinto del 1915 di Kazimir Malevich; International Blue, da Restistance is Futile del 2018, prende spunto dal francese Yves Klein; Brushstrokes of Reunion, da Critical Thinking del 2025, è ispirata a un dipinto realizzato dalla madre del leader della band. Ma io ho scelto qui Between the Clock and the Bed, tratta sempre da Futurology. Il riferimento qui, nel titolo e nel testo, è all’Autoritratto tra il letto e l’orologio, dipinto da Edvard Munch fra il 1940 e il 1943.
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