Prof accoltellata, la lettera e un pensiero anche per quel ragazzo "difficile": "Stiamogli vicino" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
“Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”.
Un pensiero per quel ragazzo “difficile”
Sono parole di Chiara Mocchi, la professoressa accoltellata ieri a Trescore, in una lettera dettata dal suo letto di ospedale. Sta meglio, collo e torce hanno subito gravi ferite, ma per fortuna è uscita dalla terapia intensiva.
Con un filo di voce, il corpo debilitato, ha voluto ringraziare tutti – studenti, sanitari, forze dell’ordine – per la vicinanza e la solidarietà che ha ricevuto. Un pensiero particolare però lo ha voluto dedicare all’allievo “difficile” che a momenti l’ammazzava.
“Tornerò a insegnare, a credere nei giovani”
Le fa onore, a conferma dell’importanza e la centralità di una professione vissuta come una vocazione. Prima che a se stessa ha voluto infondere coraggio ai suoi studenti. per non cedere alla pauraa e allo scoramento. Per guardare avanti.

“Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di potercela fare ancora”
