(Foto Ansa)
No italiano a Trump. Negata la base di Sigonella ai bombardieri del Tycoon perché fuori dagli accordi NATO. I velivoli erano diretti in Medioriente. Lo stop risale a venerdì scorso ma è stato reso soltanto martedì. Resta un mistero la fuga di notizie. Giorgia Meloni era stata avvertita nella notte dal ministro della Difesa, Crosetto. Subito è stato informato il Colle. Sono seguiti i contatti con Washington per spiegare la decisione italiana presa nel rispetto di un trattato. Inevitabile la riapertura di un dibattito sui rapporti tra alleati. Scontata la spiegazione rasserenante dei diretti interessati: il Pentagono ha ingoiato il rospo (“L’Italia ci dà sempre supporto”), Palazzo Chigi ha gettato acqua sul focherello (“Abbiamo rapporti solidi con l’America”). Dunque scongiurata una possibile crisi diplomatica.
Opposizioni all’attacco
Sulla Sigonella negata le opposizioni sono immediatamente passate al contrattacco chiedendo che “il governo venga a riferire in Parlamento”. Cosa che Giorgia Meloni farà giovedì 9 aprile. Facile immaginare quel che dirà la premier che ha fatto, dirà (più o meno) quello che gli oppositori auspicavano. E approfitterà per ribadire che, avete visto, non siamo “sudditi dell’America” ed io “non sono lo zerbino di Trump”. Conte ha detto: “Era doveroso il no ai bombardieri USA. Un atto imposto dalla Costituzione”. Sulla stessa linea il generale Vannacci: “Il governo ha fatto bene. Evidentemente la richiesta americana esulava dai Trattati”.
Il precedente del 1985
Il no di Craxi. Era l’11 ottobre 1985. Il Boeing 737 dell’Egypt Air è atterrato sulla pista di Sigonella con a bordo i 4 palestinesi (guidati da Abu Abbas) che quattro giorni prima avevano sequestrato la nave da crociera Achille Lauro. L’allora premier Bettino Craxi si rifiutò di consegnarli agli Stati Uniti. Dopo lunghe e drammatiche trattative i dirottatori ottennero un salvacondotto e se la svignarono. Le autorità italiane, nella circostanza, hanno rivendicato la giurisdizione sul caso. Il presidente Reagan alla fine glissò . Stefania Craxi, oggi capogruppo di Forza Italia, ha ricordato il duro scontro di suo padre nel 1985, precisando che “stavolta è questione di trattati. Il nodo è soltanto procedurale”.
Le basi USA in Italia
Sono parecchie: Ghedi (Brescia), Aviano (Pordenone), Vicenza, Pisa, Napoli, Sigonella. I soldati USA sono 13.000 in Italia e le basi sono fornite di testate nucleari e caccia. È il caso di ricordare che gli accordi vigenti prevedono il libero uso per rifornimento e logistica ma che, per atti di guerra, serve invece l’autorizzazione del governo italiano. È un accordo bilaterale stipulato nel 1954 e noto come “Accordo ombrello”.
