Il caso Bibbiano (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Caso Bibbiano. Un nuovo capitolo si aggiunge alla telenovela “Angeli e demoni” l’inchiesta che nel 2019 ipotizzava un sistema per illecito di affidi nel comune reggiano della Val d’Enza. Siamo arrivati all’ennesimo colpo di scena: una lite tra magistrati.
Il caso ebbe una notevole risonanza mediatica, la Politica cavalcò la vicenda da par suo, i fatti fecero il giro del mondo. Ci furono arresti, polemiche, manifestazioni di piazza, l’Italia spaccata, centrodestra e centrosinistra a muso duro. Poi la sentenza di primo grado (luglio 2025) smontò le accuse principali, ci furono 11 assunzioni tra cui l’allora sindaco Andrea Carletti, accusato di abuso d’ufficio; sentenza con tre sole condanne lievi per reati minori. Lo psicoterapeuta Claudio Foti – torinese, figura centrale – definitivamente assolto in Cassazione.
Restano “interrogativi pesantissimi sull’operato dei servizi sociali, sui ruoli del Tribunale dei minori allontanati dalle famiglie“ (così hann scritto Avvenire e altri fogli). E restano ancora 17 imputati tuttora coinvolti nel processo ordinario. Ne avremo per anni.
Scontro tra Procura e giudici
Ora che si sono spenti i riflettori della politica, il caso Bibbiano è deflagrato nello scontro tra magistrati. Di qua il pubblico ministero Valentina Salvi, titolare del fascicolo; di là la presidente del Tribunale di Reggio Emilia, Cristina Beretti. Piccola considerazione: altroché giudici passacarte dei pm. Si invitano i sostenitori del No, freschi di vittoria al referendum costituzionale, a fare un salto nella “Città del Tricolore” e verificare che la separazione delle carriere a Reggio è una realtà conclamata.
In sintesi: i giudici hanno assolto ritenendo di “intrinseca debolezza l’intero impianto accusatorio”. Apriti Cielo. Il primo di aprile la pm si è difesa e ha messo nero su bianco: ”L’impostazione della sentenza è guidata da una spasmodica e quasi ossessiva ricerca di ragioni assolutorie”. Parole forti. Ha poi definito “chiarissimo” il quadro probatorio in termini di responsabilità penale.
La replica della presidente Cristina Beretti
Due giorni dopo la presidente del Tribunale reggiano ha risposto: ”Non è vero. Così si delegittima il nostro lavoro. Il Tribunale di Reggio non persegue assoluzioni né condanna ad ogni costo. La legittima critica della sentenza non deve tradursi in una rappresentazione delegittimante dell’organo che le ha pronunciate”. Conclusione: città divisa dall’inatteso faccia a faccia. E si parla di una sfida ideologica che ignorerebbe il crollo delle prove. Di più: prende corpo la sensazione che in fondo si tratti di una sfida personale che trascende dunque il dato giuridico. La telenovela Bibbiano non finisce qui.
