(Foto Ansa)
Il blocco dello Stretto di Hormuz deciso da Donald Trump è entrato in vigore ieri pomeriggio intorno alle 16, ora italiana aprendo una fase di forte tensione nello scacchiere energetico globale. “Il blocco sarà applicato in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle aree costiere iraniane”, aveva dichiarato il Centcom (United States Central Command), confermando l’operatività della misura. Secondo il Wall Street Journal, nell’area sono presenti “più di 15 navi americane” impegnate nelle operazioni.
Nella notte poi, la petroliera Rich Starry, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha quasi completato l’attraversamento dello stretto, entrando nel Golfo dell’Oman dopo aver inizialmente rinunciato al passaggio il giorno precedente. I dati di tracciamento mostrano la nave in navigazione a pieno carico verso la Cina, segnale che il traffico, seppur sotto pressione, non si è completamente fermato.
Il fallimento dei negoziati
Trump ha ribadito la linea dura: “Non possiamo permettere all’Iran di ricattare il mondo”. Il blocco arriva dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, con Washington che ha respinto una proposta iraniana di sospendere l’arricchimento dell’uranio per cinque anni. Da Teheran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito: “Rimpiangerete i 4-5 dollari a gallone”.
Intanto l’Europa esprime preoccupazione: “La chiusura è un danno”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il Fondo Monetario Internazionale, Banca mondiale e Iea – International Energy Agency – lanciano l’allarme su un impatto che “colpisce in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia”.
Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato Marco Rubio promuove nuovi colloqui tra Israele e Libano, mentre da Washington filtra cauta apertura: “La palla è davvero nel loro campo”, ha detto il vicepresidente JD Vance, parlando di “conversazioni positive” ma ancora insufficienti.
