(Foto Ansa)
Passeggio per Roma e sono sorpreso da quante turiste hanno gonne e abiti lunghi. Gonne e abiti lunghi anche appesi nelle bancarelle dei mercati nelle piazze. Torno a Milano e noto che le gonne lunghe oltre che dalle bancarelle si affacciano anche dalle riviste di moda che dettano legge. Mi viene così all’improvviso un dubbio, o meglio un timore: le guerre in corso si allargheranno anche in Europa?
Le gonne fanno temere di sì. E dicono che se non arriverà la guerra arriverà una nuova crisi economica, più pesante del solito. Lo dicono chiaro e tondo le gonne che si stanno allungando spontaneamente già adesso e la moda che le prevede lunghe per questa primavera ed estate. Nonostante la comparsa coi primi tepori e calori di minigonne e pantaloni molto corti – a suo tempo detti hot pant – nelle ultime sfilate di moda le gonne si sono allungate e gli stilisti hanno deciso che nelle prossime stagioni, sino all’autunno compreso, la gonna lunga la farà da protagonista.
Mi si dirà: ma che c’entrano le gonne? Non ho notato solo io l’andamento della lunghezza delle gonne prima e dopo l’exploix della minigonna nel famoso e mitico ’68, che ha spazzato via le gonne lunghe degli anni ’50 che ricordo.
L’etologo, zoologo e studioso inglese di comportamento umano Desmond Morris, autore del best seller La scimmia nuda, ci ha scritto un libro, “L’uomo e i suoi gesti. L’osservazione del comportamento umano”, edito da Mondadori in prima edizione nel 1981 e successivamente ripubblicato in edizioni aggiornate anche oltre il 2000.
Con questo libro Morris dimostra che nell’economia occidentale, cioè anche italiana, esiste un rapporto preciso tra l’andamento dell’economia e la lunghezza degli abiti femminil, gonne in particolare.
Prima di trarre questa conclusione lo studioso inglese ha dedicato dieci anni all’osservazione dell’uomo. Ha viaggiato in tutto il mondo, ha accumulato una enorme collezione di dati sulle modalità con le quali le persone di tutte le età e di entrambi i sessi agiscono nei contesti più disparati, pubblici e privati. Anche se con 470 fotografie il libro è più simile a un volume fotografico che a quello classico del saggio, se si vuole approfondire il tema della comunicazione non verbale questo è il libro giusto.
Ma torniamo alle gonne
Nei ruggenti Anni Venti, quelli del charleston, le gonne erano corte, per poi allungarsi durante la recessione degli Anni Trenta. Durante la seconda guerra mondiale l’economia cresce grazie alla produzione bellica e le gonne si accorciano anche perché l’industria impiega molte donne che durante il lavoro in fabbrica hanno bisogno di potersi muovere senza troppi impacci, motivo per cui la gonna non lunga è più pratica. Durante l’austerità postbellica le gonne tornano ad allungarsi.
Il boom economico occidentale degli anni ’60 decreterà la conquista del mondo occidentale da parte della minigonna. Le gonne sono appena corte nel 1960 e diventano cortissime nel biennio1968-69. Poi nel 1970 si allungano di colpo e nel ’71 diventare molto lunghe. Anche se la minigonna è entrata a far parte stabilmente della moda, con corsi e ricorsi, non sono più state cortissime come nel biennio ’68-’69 e vengono indossate più come scelta personale che come abbigliamento diffuso.
Morris nel suo libro nota anche che gli stilisti hanno cercato più volte d’opporsi al rapporto tra economia e lunghezza della gonna, ma senza riuscirsi. Il prezzo della gonna normalmente è legato alla quantità del suo tessuto, perciò durante il boom degli anni ’60 gli stilisti le allungarono lanciando la gonna “midi”, lunga il doppio della “mini”, ma non ebbero successo. Anzi, arrivarono anche gli hot-pants, ricomparsi più volte poco prima dell’esplosione della bolla finanziaria. Forse l’accorciarsi delle magliette e l’esposizione dell’ombelico può spiegarsi con questi criteri? Vedremo. Anche se la risposta sicura non c’è, la corrispondenza tra ciclo economico e lunghezza della gonna appare convincente.
Per cercare di capire se sono di nuovo in arrivo tempi grami, guerra o crisi economica, teniamo d’occhio la lunghezza dei vestiti femminili e in particolare delle gonne. Che ci diranno se la crisi sarà passeggera o no, se sarà forte o debole. Più che il nostro intuito di uomini navigati e sempre attenti all’informazione giornalistica delle più o meno grandi firme, più che le analisi dei politici e degli economisti più o meno grandi o grandissimi, quello che conta, la vera stella polare è la spontaneità femminile.
