La premier Giorgia Meloni (Foto Ansa)
“Meloni voleva essere il ponte tra Bruxelles e Washington”. Ma “Oggi c’è una forte tensione tra Meloni e Trump sulla guerra in Iran, sebbene inizialmente la premier avesse detto di non condividere l’attacco, senza però condannarlo. Per poi affermare che non è un conflitto riguardante l’Europa. Meloni ha deciso di compensare rivolgendosi verso l’Ue. Ma durerà?”. Se lo chiede il politologo Marc Lazar, in un’intervista alla Stampa.
“Meloni – spiega Lazar – pensava che il sostegno di Trump sarebbe potuto essere utile sul piano interno da un punto di vista ideologico, perché condivide diversi elementi con il presidente”. Ma, aggiunge, “la premier ha capito che il sostegno di Trump non è accettato dagli italiani”.
L’avvicinamento di Meloni a Macron, secondo il politologo, avrà “indubbiamente” ripercussioni sui populismi europei di estrema destra: “Il fatto che la premier italiana abbia accettato di andare a Parigi e di partecipare alla missione nello Stretto di Hormuz mette gli altri partiti nazionalpopulisti dinnanzi ad un problema: cosa fare con l’Europa?”
“Adesso – dice – dovranno scegliere tra la ricerca dello scontro con Bruxelles senza l’uscita dall’Ue, come fa Marine Le Pen e fino a poco tempo fa Victor Orban, e il compromesso, seguendo l’esempio della premier italiana”. Parlando delle elezioni ungheresi, infine, Lazar ha commentato così: “non penso che la recente sconfitta di Orban in Ungheria preannunci la disfatta dei nazionalpopulisti. Non bisogna dimenticare che il prossimo anno si voterà in Italia, Francia, Polonia, Austria e Spagna e la gente non si esprimerà tenendo in considerazione il risultato ungherese”.
