(Foto Ansa)
Il caso di Chiara Poggi è uno dei più complessi e discussi della cronaca giudiziaria italiana. La giovane, 26 anni, viene uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia. Il corpo viene trovato dal fidanzato Alberto Stasi, allora studente alla Bocconi, che dà l’allarme.
Le tappe della vicenda
Le indagini si concentrano fin da subito su Stasi. Viene fermato nel settembre 2007, ma rilasciato poco dopo per insufficienza di prove. Il procedimento giudiziario attraversa anni di contraddizioni: nel 2009 e nel 2011 Stasi viene assolto in primo grado e in appello, con i giudici che definiscono il quadro probatorio “contraddittorio e insufficiente”.
La svolta arriva nel 2013, quando la Cassazione annulla l’assoluzione e dispone un nuovo processo d’appello. Nel dicembre 2014 Stasi viene condannato a 16 anni di carcere. La sentenza diventa definitiva nel 2015. Oggi Stasi sta finendo di scontare la pena ed è in regime di semilibertà. Nel 2024 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato irricevibile il suo ricorso.
Parallelamente, emerge la figura di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Marco Poggi. Nel 2016 il suo nome entra nell’inchiesta: il suo DNA viene ritenuto compatibile con quello trovato sotto le unghie di Chiara.
Nonostante questo, nel 2017 la Procura archivia la sua posizione. Nello stesso periodo, i tentativi della difesa di Stasi di ottenere la revisione del processo vengono respinti.
In questo contesto si inserisce la figura di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Marco Poggi. Il suo nome emerse già nel 2016, quando venne rilevata una compatibilità tra il suo DNA e quello trovato sotto le unghie di Chiara. Tuttavia, l’indagine nei suoi confronti venne archiviata nel 2017, mentre parallelamente i tentativi della difesa di Stasi di ottenere la revisione del processo non ebbero esito.
Il quadro cambia radicalmente nel 2025, quando nuove consulenze tecniche rimettono in discussione elementi considerati centrali nel processo. In particolare, gli accertamenti genetici escluderebbero la riconducibilità del DNA sotto le unghie della vittima a Stasi, mentre una consulenza medico-legale suggerisce che Chiara abbia lottato con il suo aggressore. Questi sviluppi riportano al centro dell’attenzione Sempio, che viene nuovamente indagato, inizialmente con l’ipotesi di omicidio in concorso.
Le indagini si intensificano con perquisizioni, sequestri di dispositivi elettronici e nuove verifiche su elementi già acquisiti, come una traccia palmare trovata sulla scena del crimine e i movimenti dell’indagato nella mattina del delitto. In particolare, viene rimesso in discussione il cosiddetto alibi dello scontrino di Vigevano, mentre alcune analisi sui tabulati telefonici lo collocherebbero nei pressi di Garlasco. Ulteriori approfondimenti genetici, alla fine del 2025, indicano una compatibilità del DNA con la linea maschile della famiglia Sempio.
Nel 2026 la Procura di Pavia arriva a una nuova ipotesi accusatoria: secondo gli inquirenti, Sempio sarebbe l’unico autore dell’omicidio. Il movente individuato sarebbe legato a un rifiuto da parte della vittima a un approccio, che avrebbe scatenato una reazione violenta culminata in un’aggressione con numerosi colpi inferti con un oggetto contundente mai ritrovato. Questa ricostruzione, se confermata, aprirebbe la strada a una possibile revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi.
Le ultime notizie vedono un momento cruciale nell’interrogatorio di Sempio in Procura a Pavia, previsto proprio oggi. L’indagato, attraverso i suoi legali, ha però già annunciato che si avvarrà della facoltà di non rispondere, sostenendo di non avere ancora accesso completo agli atti e quindi di non essere nelle condizioni di difendersi nel merito. Parallelamente, gli inquirenti stanno ascoltando testimoni chiave, tra cui il fratello della vittima e le cugine Cappa.
A quasi vent’anni dai fatti, il caso di Garlasco resta dunque aperto e segnato da profonde incertezze. Da un lato una verità giudiziaria definitiva, dall’altro una nuova inchiesta che potrebbe ribaltarla.
