(Foto Ansa)
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Più di tre infermieri su quattro sono costretti a lavorare oltre l’orario previsto, tra turni che si allungano per esigenze organizzative, carichi burocratici e attività cliniche sempre più complesse. A questo si aggiungono condizioni di sicurezza giudicate spesso inadeguate e una percezione diffusa di scarsa valorizzazione della professione. È quanto emerge dall’indagine “Vita da infermiere” realizzata dal Centro studi del sindacato Nursind su oltre 3mila tra infermieri, ostetriche e operatori socio-sanitari, somministrata tra il 20 aprile e il 5 maggio in vista della Giornata internazionale dell’infermiere.
“Lo studio è nato con l’obiettivo di indagare il livello di benessere lavorativo degli operatori sanitari”, osserva Donato Cosi, responsabile del Centro studi e membro della direzione nazionale del sindacato, spiegando che “un benessere che, numeri alla mano, purtroppo è un obiettivo ancora lontano da raggiungere”. Il 76,8% degli intervistati dichiara infatti di svolgere ore aggiuntive non solo per necessità assistenziali ma anche per adempimenti amministrativi.
Sul fronte della sicurezza, solo il 23,3% ritiene adeguati i dispositivi di protezione individuale, mentre il 20,3% segnala carenze gravi o una condizione di rischio costante; il restante 56,4% evidenzia comunque criticità diffuse. Anche il riconoscimento professionale appare fragile: “l’80,2% dei lavoratori si sente poco o per nulla valorizzato” e il 63% ritiene che le proprie competenze siano solo parzialmente utilizzate. Inoltre, il 42% teme ritorsioni nel segnalare errori, mentre oltre la metà fatica a conciliare lavoro e vita privata. Il 70,2% riferisce infine un’elevata stanchezza emotiva.
“È una realtà che conosciamo dall’interno e che denunciamo da sempre”, sottolinea Andrea Bottega, segretario nazionale Nursind, che collega questi dati anche alla carenza di personale rispetto alla media europea e agli stipendi giudicati inadeguati, fattori che contribuiscono al progressivo calo di attrattività della professione.
Sul tema interviene anche la presidente della Fnopi Barbara Mangiacavalli, che ricorda come “da pochi giorni siano stati approvati i decreti del ministero dell’Università e della Ricerca che innovano la formazione infermieristica prevedendo tre lauree magistrali specialistiche di indirizzo clinico”. La presidente evidenzia inoltre che “circa 40.000 infermieri formati in Italia lavorano oggi all’estero”, dove trovano maggiore riconoscimento economico e professionale, sottolineando la necessità di “provare a riportare in Italia questi professionisti” e di rendere più attrattiva la carriera infermieristica per i giovani.
