(Foto Ansa)
Le parole del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha sull’accordo tra Italia e Albania per i centri migranti di Gjadër e Shëngjin hanno scatenato ieri un acceso scontro politico tra Tirana e Roma, con immediate reazioni della maggioranza e delle opposizioni italiane. In un’intervista a Euractiv, Hoxha aveva dichiarato: “L’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo. In secondo luogo, non ci sarà alcun rinnovo perché saremo membri dell’Unione Europea”. Il ministro ha aggiunto che “una volta che l’Albania entrerà a far parte dell’Ue, non sarà più territorio extraterritoriale, ma territorio Ue”.
Le dichiarazioni hanno provocato polemiche immediate in Italia, fino all’intervento del premier albanese Edi Rama, che sui social ha corretto il tiro: “Vorrei ribadire, in modo chiaro e, spero, una volta per tutte, che il nostro protocollo con l’Italia è destinato a durare, fintanto che l’Italia lo vorrà”.
Dal governo italiano sono arrivati segnali di rassicurazione. Il Viminale, dopo l’incontro a Tirana tra Matteo Piantedosi e l’omologo Besfort Lamallari, ha spiegato che “la cooperazione tra i due Paesi prosegue”. Anche Antonio Tajani ha minimizzato: “Non mi ha detto assolutamente nulla. Il 2030 è lontano, pensiamo a quello che dobbiamo fare adesso”.
Durissime invece le opposizioni. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha parlato di “propaganda allo stato gassoso”. Il deputato dem Matteo Orfini ha definito i centri in Albania “un progetto propagandistico che si è rivelato fallimentare sotto ogni punto di vista”. In difesa dell’esecutivo è intervenuto il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami: “Nessun annuncio da parte del ministro albanese sui centri, che invece stanno funzionando a pieno regime”.
