Pietracatella, caccia alle ricerche online sulla ricina: analizzati telefoni e pc delle vittime (foto Blitzquotidiano.it)
Prosegue senza sosta l’inchiesta sul caso di Pietracatella, il piccolo centro molisano sconvolto dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina. Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso stanno ora concentrando l’attenzione sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita.
Venerdì mattina, negli uffici della Questura, si procederà all’estrazione dei dati contenuti in telefoni cellulari, modem, computer e tablet prelevati nei giorni scorsi. L’obiettivo della Procura è comprendere chi abbia effettuato eventuali ricerche online sulla ricina e se siano state le stesse vittime a cercare informazioni sulla sostanza tossica.
Gli inquirenti intendono inoltre recuperare chat, messaggi e contenuti digitali che possano aiutare a ricostruire le ultime giornate vissute da madre e figlia, in particolare il periodo compreso tra il 25 e il 28 dicembre, quando entrambe manifestarono i primi sintomi e furono curate prima in casa e poi in ospedale.
I rapporti familiari al centro dell’indagine
La Procura vuole fare piena luce anche sulle relazioni personali delle vittime. Per questo motivo è stata disposta l’analisi di tutti i dati utili a ricostruire rapporti con familiari, amici e conoscenti. Gli investigatori stanno cercando elementi che possano chiarire il contesto familiare e le abitudini quotidiane di Antonella e Sara.
Particolare attenzione verrà riservata anche all’eventuale presenza di documenti personali, appunti, diari o note riguardanti problemi di salute mai emersi pubblicamente. Ogni dettaglio potrebbe risultare decisivo per comprendere cosa sia accaduto realmente all’interno della casa di Pietracatella.
Nel frattempo cresce l’attesa per il nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. La sua audizione potrebbe fornire ulteriori elementi investigativi in una fase considerata estremamente delicata dagli inquirenti.
Interrogatori e prossimi sviluppi
L’inchiesta si trova ora in un momento cruciale. Dopo aver ascoltato oltre cento testimoni e raccolto migliaia di informazioni, gli investigatori puntano a definire un quadro più preciso delle responsabilità. Non si esclude che presto possano essere iscritti nuovi nomi nel registro degli indagati.
Restano però ancora da completare alcuni passaggi fondamentali. Gli specialisti stanno cercando eventuali tracce di ricina all’interno dell’abitazione della famiglia Di Vita, mentre si attendono anche i risultati definitivi delle autopsie sulle due donne, previsti entro la fine del mese.
Intanto continuano gli interrogatori in Questura a Campobasso. Nelle ultime ore è stato ascoltato nuovamente anche l’infermiere che, a dicembre, somministrò una flebo nella casa delle vittime. L’uomo, amico della famiglia e dipendente di una struttura sanitaria del capoluogo molisano, era già stato sentito in passato, ma è stato riconvocato su richiesta della difesa di uno dei medici inizialmente indagati per omicidio colposo. Dopo oltre un’ora di domande, l’infermiere ha lasciato la Questura senza rilasciare dichiarazioni.
