Flotilla di terra finisce in Libia, liberi gli attivisti. Resta Papa Leone: "Il popolo di Gaza va assistito" (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Si va risolvendo la drammatica dissaventura degli attivisti fermati in Libia della missione di terra della Flotilla, restano in piedi tuttavia tutti i problemi dell’occupazione israeliana di Gaza.
Papa Leone: “Bisogna assistere il popolo di Gaza”
È per questo che assume un alto valore l’appello di Papa Leone ad assistere il popolo di Gaza, a portare aiuto laddove regnano miseria e sofferenza, offrendo di sponda, anche un sostegno esplicito alle attività di chi consideri imperativo portare solidarietà e beni materiali ai gazawi abbandonati a se stessi.

“Lì bisogna fare un nuovo appello per il rispetto dei diritti umani di tutti”. Lo ha detto Papa Leone, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla Flotilla.
“Purtroppo il popolo di Gaza – ha aggiunto – non riceve ancora gli aiuti umanitari e questo sta provocando proteste, difficoltà e anche l’azione di quelli che hanno partecipato alla Flotilla, io vorrei rinnovare l’appello a tutte le autorità ad assistere il popolo di Gaza”.
Flotilla, finisce in Libia la missione di terra
La missione di terra della Flotilla finisce in Libia. Dopo il violento sgombero di lunedì sera del ‘convoglio’ accampato da giorni nei pressi di Sirte i circa duecento attivisti di varie nazionalità hanno deciso di ritornare a casa. Tra loro ci sono sette italiani che arriveranno domani mattina a Fiumicino.
“Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento – racconta Sara Suriano, una di loro -. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio di compagne e compagni, abbiamo visto arrivare delle camionette nere di militari. Erano tutti a volto coperto”. Spiega che, a quel punto, si sono radunati tutti nella moschea.
“Attaccati da soldati libici a volto coperto”
“C’è stato caos – aggiunge -. La moschea è stata alla fine sgomberata col gas”. Parla di alcune donne “strattonate, colpite alla schiena, una presa per il collo, una trascinata per i piedi fuori”. Ad avere la peggio, “un ragazzo dell’organizzazione” che è rimasto “privo di sensi e si ipotizza che abbia riportato un trauma cranico dopo esser stato colpito con un pugno”.
Il convoglio di terra era partito il 15 maggio (Giorno della Nakba) con a bordo 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari diretti a Gaza e oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi.
Intanto si attendono notizie degli altri dieci attivisti della stessa spedizione, tra cui Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati nei giorni scorsi nella Libia orientale.
