La strage di Sabra e Chatila (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
E adesso come la mettiamo con Romano Prodi e la buonanima di Giorgio Napolitano? Il primo si è scusato fino a prostrarsi e dichiararsi molto preoccupato per il risultati di un sondaggio del 2003 condotto per conto dell’Unione Europea da Eurobarometro. Sondaggio di fatto profetico, che rivelava infatti come per la maggioranza assoluta degli europei la maggiore minaccia alla pace nel mondo era Israele. Seguito a ruota dagli Stati Uniti.
Il secondo ci ha tenuto a dichiarare che “l’antisemitismo va condannato anche quando si traveste da antisionismo”, modo surrettizio per affermare che antisionismo e antisemitismo sono la stessa cosa, concetto disonesto in seguito affermato esplicitamente. Ma andiamo per ordine: partiamo da Prodi e dal sondaggio, avvenuto mentre lui era presidente della Commissione Europea. A fine ottobre del 2003 è trapelata alla stampa la notizia dei risultati del sondaggio, ed è subito scoppiato uno scandalo internazionale.
L’opinione pubblica non solo europea era da tempo negativamente colpita dalla repressione di Israele esercitata nei confronti dei palestinesi fin dalla sua nascita, nel ’48, inaugurata con la Nakba, in italiano il Disastro. È il nome che i palestinesi hanno dato alla cacciata tra una strage e l’altra e tra uno stupro e l’altro di 700mila palestinesi dalle loro terre. L’inizio della tragedia che dura tuttora e che è sfociata nell’attuale sterminio di Gaza e nella recrudescenza della violenza – ormai alla luce del sole e sempre protetta dai militari – dei coloni sionisti in Cisgiordania.
Dal 16 e il 18 settembre 1982, ai danni dei palestinesi era accaduta anche una tragedia di vasta portata e di indicibile orrore. Il generale Sharon, che giorni prima aveva guidato una nuova invasione del Libano, pur avvertito da soldati israeliani ha lasciato tranquillamente compiere ai cristiano maroniti di Beirut l’orrenda strage di oltre 3mila palestinesi nel campo profughi e nel quartiere di Sabra e Chatila. La giornalista americana Janet Lee Stevens ha descritto così quello che ha visto: “Ho visto donne morte nelle loro case con le gonne sollevate fino alla cinta e le gambe spalancate, decine di ragazzi a cui avevano sparato dopo averli messi in fila davanti al muro di un vicoletto, bambini con le gole tagliate, una donna incinta con l’addome martoriato, gli occhi spalancati, la faccia annerita in un silenzioso urlo d’orrore, innumerevoli bimbi e neonati accoltellati o squartati buttati su mucchi di immondizia”. Tra i giornalisti italiani fu testimone del massacro Stefano Chiarini.

La notizia delle efferatezze del massacro, lasciato compiere dagli israeliani senza muovere un dito, aveva ovviamente disgustato l’opinione pubblica, non solo quella europea. E poiché in definitiva era l’ennesimo capitolo della ferocia israeliana contro i palestinesi perseguitati anche in Libano, anche se compiuto anni prima, aveva ovviamente influito sui risultati del sondaggio dell’Eurobarometro.
Così come aveva influito negativamente sull’opinione pubblica l’invasione dell’Iraq da parte degli Usa e dei “volenterosi”, Italia compresa, invasione giustificata raccontando al mondo, anche da un’assemblea Onu, la gigantesca frottola delle “bombe atomiche e altre armi di distruzione di massa prodotte dell’Iraq di Saddam Hussein”. Che finì impiccato per volere del presidente Usa George Bush figlio.
La notizia della convinzione della maggioranza emersa dal sondaggio mise molto in imbarazzo la Commissione Europea, presieduta da Romano Prodi dal 1999 al 2004. Ma non si poteva certo accusare Eurobarometro di averlo male organizzato, perché non si può da un lato ammettere la bontà di un sistema di sondaggio, l’Eurobarometro appunto, che negli ultimi 30 anni, dal 1973, aveva condotto con grande soddisfazione della Commissione Europea migliaia di inchieste e da un altro lato criticarlo per un singolo sondaggio i cui risultati non piacevano ai vertici della Ue.
Il tentativo di affossare il sondaggio e i suoi risultati, accarezzato anche da Prodi, venne reso impossibile da una gola profonda, mai identificata, che soffiò la notizia ai mass media. Prodi allora volato a New York decise di incontrare i rappresentanti dell’Anti-Defamation League e del World Jewish Congress, si scusò moltissimo e promise loro di studiare le ragioni del sondaggio e li invitò a un seminario a Bruxelles, da organizzare in tempi brevi. A gettare acqua sul fuoco provvedeva anche un comunicato dell’ufficio stampa della Commissione europea: “Non sono certo i sondaggi a modificare la politica della Commissione e dell’Unione europea nei confronti della situazione del Medio oriente”. Il che è come ammettere che l’Unione Europea a volte se ne frega di ciò che pensa la maggioranza degli europei.
Prodi però ha preferito la strada delle scuse con il mondo ebraico ovunque e comunque, come se dovesse scusarsi di qualcosa. Appena tornato da New York a Bruxelles ha chiamato il nuovo presidente del congresso ebraico europeo, Cobi Benatoff, invitandolo a collaborare al seminario sull’antisemitismo lanciato a New York. Un problema di fatto ingigantito perché Prodi guardava principalmente al suo gradimento in Italia, dove la comunità ebraica anche se non numerosa, poche decine di migliaia di persone, è molto potente.
Insomma, già allora lo stesso Prodi equiparava di fatto le critiche a Israele al cosiddetto antisemitismo, usato sempre – falsando grossolanamnete la Storia – come sinonimo di anti ebraismo. Tant’è che il 3 novembre 2003 Prodi ha voluto rilasciare la seguente dichiarazione: “Sono molto preoccupato dai risultati di questo sondaggio. Essi dimostrano la sopravvivenza di un pregiudizio che deve essere condannato senza esitazione. Nella misura in cui esso possa essere la spia di un pregiudizio più profondo e generico verso il mondo ebraico, la nostra ripulsa è ancora più radicale. Nell’Europa nata in reazione agli orrori della guerra e della Shoah non c’è posto alcuno, non c’è alcuna tolleranza per l’antisemitismo. Il sondaggio evidenzia segnali che tutti insieme dobbiamo meditare a fondo per trovare le risposte più adeguate. Non ho infine bisogno di sottolineare che, come già noto ufficialmente, Eurobarometro non riflette né il pensiero né la politica della Commissione. La Commissione non fa politica con i sondaggi e non determina né controlla il pensiero dell’opinione pubblica”.
Prodi non ha avuto remore a incontrare in un dibattito pubblico a Bologna il 12 settembre 2005 alla Festa dell’Unità l’ex premier israeliano Ehud Olmert. Dibattito anche con l’ex ministro degli Esteri della evanescente Autorità palestinese nonché nipote di Arafat, Nasser Al Qudwa, e con i giornalisti Gad Lerner, molto apprezzato e molto ascoltato da Prodi, e Lucia Goracci.
Molte le critiche a Netanyahu, del quale Olmert si dice ancora oggi avversario, ma nessun cenno al fatto che Olmert era il capo del governo di Israele quando l’8 luglio 2014 ha ordinato l’invasione di Gaza denominata “Margine Protettivo”. Durata 50 giorni, condotta con bombardamenti al fosforo bianco e conclusa con l’uccisione di almeno 2000 palestinesi, 500 dei quali bambini. Crimini di guerra riconosciuti anche dal rapporto dell’inviato dell’Onu Richard Goldstone, ebreo. Al quale Olmert ha poi vergognosamente vietato l’ingresso in Israele.
Silenzio servile (anche) a Bologna, che però non impedisce di presentarsi in seguito all’opinione pubblica di memoria corta come paladini dei diritti dei palestinesi, come critici anche feroci però più del singolo governo di Israele che a Israele, critiche fatte come sionisti buoni, democratici. Democratici che continuano a recitare la giagulatoria di “Due popoli, due Stati e una pace”, quando ormai è dimostrato da almeno 25 anni che non esitono le basi più elementari, a partire dal territorio, per creare uno Stato palestinese che non sia un bantustan o una riserva indiana. Vedi il libro “Palestina Quale futuro? La fine della soliuzione dei due Stati”, composto da una raccolta di saggi di intellettuali ed esperti palestinesi, israeliani e internazionali.
La polemica su Israele ha fatto passare in secondo piano il fatto che la maggioranza del sondaggio riteneva gli Usa seconda minaccia planetaria e condannava l’intervento militare in Iraq. Prodi, allarmato, si affrettò a dichiarare: “L’ultimo anno è stato il peggiore per le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea. Bisogna cercare di armonizzare le diverse posizioni o il divario tra Unione Europea e Stati Uniti si allargherà”. Come in effetti oggi si è allargato nonostante il comportamento servile di alcuni Stati europei, Italia in primis.
Per parte sua Napolitano ha rilasciato come presidente della repubblica due dichiarazioni che di fatto equiparano l’antisionismo al cosiddetto antisemitismo. Entrambe rilasciate in occasione della Giornata della Memoria, la prima il 25 gennaio 2007 e la seconda il 29 gennaio 2013. Vale la pena riportare entrambe le dichiarazioni.
La prima dichiarazione: “No all’antisemitismo anche quando esso si travesta da antisionismo. Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico. L’antisionismo nega le ragioni della nascita, ieri, e della sicurezza, oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele. Come italiani dobbiamo serbare il ricordo e sentire il peso degli anni bui delle leggi razziali del fascismo e delle persecuzioni antiebraiche della Repubblica di Salò”. Come si vede, nemmeno l’ombra di un cenno ai palestinesi. Come se non esistessero.
La seconda dichiarazione: “Il rifiuto totale e intransigente dell’antisemitismo in ogni suo travestimento ideologico come l’antisionismo deve essere un punto fermo nella coscienza democratica del nostro Paese. In gioco non è solo il rispetto della religione, della tradizione storica, della cultura ebraica, ma insieme con esso, inscindibilmente, il riconoscimento delle ragioni spirituali e storiche della nascita dello Stato di Israele, e quindi il suo diritto all’esisneza e alla sicurezza”. Anche in questo caso i palestinesi non esistono. Motivo per cui evidentemente loro NON hanno nessun diritto all’esistenza e di conseguenza alla sicurezza e alla difesa. Sarebbe interessante fare i nomi dei consiglieri di Napolitano che lo spinsero a tali dichiarazioni basate sul falso grossolano dell’equiparazione dell’antisionismo con il cosiddetto antisemitismo. Forse qualche consigliere in tempi recenti s’è riciclato e allineato al vento sempre più sfavorevole per Israele.
Quanto tutto ciò sia grottesco appare evidente, smentito da una marea crescente di ebrei che con lo sterminio di Gaza e annesso genocidio hanno aperto gli occhi. Tutto cò non è solo grottesco, ma anche profondamente sbagliato e CORRESPONSABILE delle tragedie ancora oggi in atto.
Il tutto basato su un falso clamoroso. In realtà gli avi di tutti gli ebrei ashkenaziti, pari all’80-85% dell’intero mondo ebraico (percentuale ancora più grande in Israele), è composto da ariani: perché infatti discendenti dagli abitanti del regno della Khazaria, esistito dalle parti del mar Caspio, convertiti all’ebraismo nel IX secolo d. C. per volere del loro re Bulan, come si legge perfino nella rivista ebraica in lingua italiana Morashà, onde sottrarsi alle mire dei vicini impero islamico e impero cristiano. Tutta gente, gli avi khazari degli ebrei ashkenaziti che la Giudea, Gerusalemme, il monte Sion, ecc., neppure sapevano cosa fossero e dove fossero. Sono ashkenatiti, e perciò ariani, TUTTI i politici, da Ben Gurion a Netanyahu, che hanno governato e governano l’attuale Stato di Israele, e che hanno TUTTI cambiato i propri nomi e cognomi con altri più marcatamente ebrei.
Sono invece semiti i palestinesi, gli arabi, i libanesi. Perciò in realtà, falsi storici e retorica di Prodi e Napolitano a parte, sono antisemiti, e violentemente antisemiti, i vertici e la maggioranza della popolazione di Israele, ariana come i tedeschi e gli europei, oltre ai loro supporter in Italia, negli USA e altrove. E accanirsi a non voler riconoscere invece che sono semiti i palestinesi è nei loro confronti una (altra) forma di negazionismo. Oltre alla solita volontà di monopolio del dolore esercitata citando sempre anche a sproposito l’Olocausto e ignorando tutti i genocidi subiti da altre popolazioni in Europa, vedi gli “zingari”, e le decine di genocidi perpetrati contro gli indigeni delle Americhe.
Il problema è che anche gli ebrei ritenuti di sinistra e di fatto critici anche feroci contro la banda delinquenziale ariana attualmente al potere in Israele non abbandonano l’idea del sionismo come diritto di origine religiosa, divina, compreso il diritto alla terra altrui se non altro almeno a quella già rubata. Questi sedicenti di sinistra usano continuamente la terminologia falsa di semitismo, antisemitismo, diaspora, ecc., perciò sono perdenti in partenza, e non possono ammettere e riconoscere che il sionismo che è prevalso, da Ben Gurion ad oggi, è ben diverso dal sionismo democratico ed egualitario per esempio di Leon Judah Magnes ed è strutturalmente colonialista. Perciò suprematista e razzista. Non possono e non vogliono ammettere cioè l’evidenza.
È come condannare Mussolini ma dirsi fascista o esserlo senza dirlo. Come peraltro accade anche ad alte cariche dello Stato italiano. Inoltre i sionisti italiani che si definiscono di sinistra negano che a Gaza ci sia un genocidio con la scusa che “ci sono molti palestinesi vivi”. Il che è come negare che in Europa ci sia stato il genocidio chiamato Olocausto o anche Shoà dato che di ebrei nel mondo ne sono rimasti molti e in Europa ci sono rimasti quei molti che sono emigrati in Palestina per farvi lo Stato sionista Israele e i molti che hanno preferito restarsene in Europa.
La parola “semita” è nata per indicare le lingue semite e i popoli che le parlano, poi nel 1879 il giornalista tedesco Wilhelm Marr in occasione dello scandalo Dreyfuss creò il termine “antisemita” inteso come anti ebrei e assegnò a entrambe le parole un significato politico sociale.
Anche i dirigenti della sinistra si rifiutino da tempo – per ignoranza e conformismo – di ammettere che a essere semiti sono i palestinesi e NON la quasi totalità degli ebrei israeliani e l’80-85% dell’intera popolazione ebraica del mondo. Si rifiutano cioè di ammettere e di dire ad alta voce che gli ebrei ashkenaziti NON sono semiti ma ariani e che quindi i veri antisemiti sono i sionisti e i loro supporter, a partire dai governi e dalla grande maggioranza della popolazione israeliana.
Così facendo la sinistra accetta di fatto le definizione – FALSE e antistoriche – di antisemita e antisemitismo coniate negli USA dalla Anti-Defamation League. Motivo per cui non ci saranno ostacoli perché venga approvato il disegno di legge che vuole adottare in Italia la definizione data dall’Anti-Defamation League, in modo da poter punire chiunque criticherà Israele e/o il sionismo.
Nessuno ama mai ricordare che i nativi delle Americhe, dall’estremo sud dell’Argentina fino al nord del Canada, sono stati vittime della prima corsa di massa alla “terra promessa”, quale che ha colonizzato e popolato le Americhe provocando la morte di più o meno cento milioni di indigeni e imposto man mano centinaia di nomi biblici e a volte ebraici alle località più disparate “ripulite” etnicamente. Oggi si sta tentando di fare il bis in Medioriente. Bis che però è meno facile perché “dal Nilo all’Eufrate” non ci sono popoli e tribù armate solo di cerbottane e frecce, privi di cavalli e ferrovie come a suo tempo “dall’Atlantico al Pacifico”.
