Pensava fosse colon irritabile, a 27 anni scopre un tumore al quarto stadio: la storia di Sydney (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Per molto tempo ha convissuto con dolori addominali, forti crampi e continui disturbi intestinali, convinta che si trattasse di un problema comune come la sindrome dell’intestino irritabile. Per Sydney Stoner, americana dell’Arkansas oggi 32enne, quei segnali nascondevano invece una realtà ben più grave: un tumore al colon al quarto stadio diagnosticato quando aveva appena 27 anni.
La giovane aveva consultato diversi specialisti nel tentativo di trovare una spiegazione ai sintomi. In accordo con i medici, aveva provato a modificare radicalmente la propria alimentazione, eliminando glutine, latticini e zuccheri, nella speranza di ottenere benefici. Nonostante questi tentativi, però, la situazione continuava a peggiorare. Con il passare del tempo il dolore era diventato sempre più intenso, fino a compromettere la qualità della sua vita quotidiana.
La diagnosi choc dopo la colonscopia
Quando i crampi sono diventati insopportabili, Sydney ha deciso di rivolgersi a un centro specializzato in gastroenterologia. Per riuscire a ottenere una colonscopia in tempi rapidi, ha riferito telefonicamente di avere sangue nelle feci, uno dei campanelli d’allarme più comuni del tumore al colon. L’esame ha portato a una scoperta drammatica: i medici non riuscivano nemmeno a far avanzare il colonscopio a causa di una massa che ostruiva completamente parte dell’intestino.
La diagnosi iniziale parlava di tumore al colon al terzo stadio, ma ulteriori accertamenti hanno mostrato metastasi ai polmoni e al fegato, facendo salire la classificazione a quarto stadio. Una notizia devastante che ha cambiato radicalmente la sua vita nel giro di poche ore.
Le cure e il messaggio ai più giovani
Da quel momento Sydney ha affrontato un percorso lungo e complesso fatto di interventi chirurgici, radioterapia e numerosi cicli di chemioterapia. Le cure hanno comportato effetti collaterali pesanti, tra nausea persistente, vertigini e una forte sensibilità al freddo. Oggi continua con una terapia di mantenimento e racconta il difficile impatto psicologico della malattia. “Ti svegli e senti di dover elaborare il lutto della tua vita precedente”, ha spiegato, descrivendo il peso emotivo della diagnosi.
Negli ultimi anni ha scelto di condividere la propria esperienza per sensibilizzare soprattutto i più giovani sull’importanza di non ignorare sintomi persistenti. La sua storia è diventata un appello alla prevenzione e alla diagnosi precoce, ricordando che il tumore al colon può colpire anche in età molto giovane.
