Dieta mediterranea verde, il nuovo studio: ecco perché potrebbe fare ancora meglio di quella tradizionale per cuore e metabolismo (blitzquotidiano.it)
Una nuova ricerca mostra che la dieta mediterranea verde potrebbe offrire benefici ancora maggiori rispetto alla versione tradizionale. Ecco cosa hanno scoperto gli studiosi e perché potrebbe aiutare cuore, metabolismo e fegato.
La dieta mediterranea è da anni considerata uno dei modelli alimentari più salutari al mondo. Numerose ricerche hanno dimostrato che seguire questo stile alimentare è associato a un minor rischio di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e mortalità precoce. Oggi, però, una nuova ricerca suggerisce che esiste una versione ancora più ricca di benefici: la cosiddetta dieta mediterranea verde.
Secondo uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Clinical Nutrition, questa variante dell’alimentazione mediterranea sarebbe in grado di migliorare il metabolismo dei folati, favorire una migliore salute cardiovascolare e perfino compensare alcuni limiti genetici che aumentano il rischio di sviluppare malattie metaboliche.
I risultati aprono nuove prospettive nel campo della nutrizione personalizzata e confermano ancora una volta quanto ciò che mettiamo nel piatto possa influenzare il nostro organismo ben oltre il semplice apporto calorico.
Cos’è la dieta mediterranea verde

La dieta mediterranea verde nasce dagli stessi principi della classica alimentazione mediterranea, ma aumenta ulteriormente la presenza di alimenti vegetali ricchi di polifenoli e riduce ancora di più il consumo di carne rossa e prodotti trasformati.
Restano protagonisti olio extravergine d’oliva, cereali integrali, legumi, frutta, verdura e pesce, ma vengono valorizzati alimenti particolarmente ricchi di sostanze antiossidanti come tè verde, noci e verdure a foglia verde.
Nello studio, i partecipanti consumavano anche una bevanda preparata con Mankai (Wolffia globosa), una piccola pianta acquatica naturalmente ricca di folati, proteine vegetali e minerali. Sebbene questo alimento non sia ancora molto diffuso in Europa, gli autori sottolineano che il principio fondamentale resta quello di aumentare il consumo di vegetali ricchi di nutrienti bioattivi.
Lo studio: più folati e migliori parametri metabolici
La ricerca nasce dall’analisi dei dati dello studio clinico DIRECT-PLUS, uno dei più importanti trial dedicati agli effetti della dieta mediterranea verde.
Gli studiosi hanno confrontato persone che seguivano una dieta sana tradizionale, una classica dieta mediterranea e una dieta mediterranea verde ricca di polifenoli.
I risultati hanno mostrato che chi seguiva quest’ultimo modello alimentare presentava livelli significativamente più elevati di folati nel sangue.
Il dato è importante perché i folati, appartenenti alle vitamine del gruppo B, partecipano a numerosi processi fondamentali dell’organismo, dalla produzione del DNA al corretto funzionamento delle cellule fino alla regolazione dell’attività dei geni.
Ma i benefici non si sono fermati qui.
Le persone con concentrazioni più elevate di folati hanno mostrato una migliore sensibilità all’insulina, una riduzione dei livelli di infiammazione, un miglior profilo dei grassi nel sangue e una diminuzione del grasso accumulato sia nell’addome sia nel fegato.
Perché i folati sono così importanti
Molti conoscono i folati soprattutto durante la gravidanza, ma il loro ruolo va ben oltre. Questa vitamina contribuisce infatti al cosiddetto metabolismo a un carbonio, un insieme di reazioni biochimiche indispensabili per il corretto funzionamento delle cellule.
Quando questo sistema lavora in modo efficiente, diminuisce la probabilità che aumentino sostanze come l’omocisteina, considerata un importante fattore di rischio cardiovascolare.
Livelli adeguati di folati sembrano inoltre favorire una migliore regolazione dell’infiammazione e contribuire alla salute metabolica.
La dieta potrebbe compensare anche alcuni fattori genetici
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il gene MTHFR, noto per influenzare il metabolismo dei folati. Circa il 10-15% della popolazione mondiale possiede una variante genetica che rende meno efficiente l’enzima responsabile dell’utilizzo di questa vitamina.
Chi presenta questa caratteristica può avere una maggiore predisposizione a sviluppare ipertensione, malattie cardiovascolari, steatosi epatica metabolica e livelli elevati di omocisteina.
La ricerca ha però evidenziato un risultato incoraggiante. Nei soggetti con questa variante genetica che aderivano con costanza alla dieta mediterranea verde si osservava una riduzione del rischio cardiovascolare rispetto a chi seguiva meno attentamente il programma alimentare.
Secondo gli autori, una dieta particolarmente ricca di alimenti vegetali potrebbe attivare percorsi biologici alternativi capaci di compensare almeno in parte il difetto genetico.
Nutrizione di precisione: il cibo dialoga con i nostri geni
Negli ultimi anni sta crescendo rapidamente l’interesse verso la cosiddetta nutrizione di precisione. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: non tutti rispondiamo allo stesso modo agli alimenti, perché il patrimonio genetico può modificare il modo in cui il nostro organismo utilizza vitamine, minerali e altre sostanze nutritive.
Questo studio rappresenta un ulteriore tassello a favore di questa teoria. I ricercatori hanno osservato che nei partecipanti geneticamente predisposti aumentava l’attività di alcuni geni coinvolti nel metabolismo dei folati, suggerendo che l’alimentazione possa influenzare direttamente alcuni meccanismi cellulari.
Naturalmente non significa che la dieta possa modificare il DNA, ma che può aiutare il corpo a utilizzare percorsi alternativi per mantenere un migliore equilibrio metabolico.
Anche cuore e fegato potrebbero trarne beneficio
Uno dei risultati più interessanti riguarda la salute cardiovascolare. I partecipanti che seguivano la dieta mediterranea verde presentavano una riduzione del grasso viscerale e del grasso epatico, due condizioni strettamente collegate al rischio di sviluppare diabete di tipo 2, sindrome metabolica e malattie cardiache.
Anche i livelli del marcatore infiammatorio interleuchina-6 (IL-6) risultavano inferiori.
L’infiammazione cronica di basso grado è oggi considerata uno dei principali meccanismi coinvolti nello sviluppo delle malattie cardiovascolari e metaboliche.
Ridurre questo stato infiammatorio rappresenta quindi uno degli obiettivi più importanti della prevenzione.
Non serve trovare il Mankai: conta il modello alimentare
Uno dei dubbi più frequenti riguarda proprio il Mankai, la pianta utilizzata nello studio. Gli stessi ricercatori chiariscono però che il messaggio principale non consiste nel cercare questo alimento specifico.
Ciò che sembra fare davvero la differenza è il modello alimentare complessivo.
Anche senza Mankai è possibile aumentare l’apporto di folati consumando regolarmente spinaci, cavolo riccio, broccoli, legumi come ceci e lenticchie, fagioli, edamame e altre verdure a foglia verde.
L’importante è privilegiare una dieta ricca di vegetali, varia e sostenibile nel tempo.
Le conferme arrivano anche da altri studi
I risultati si inseriscono in un filone di ricerca ormai molto solido. Lo storico studio PREDIMED, pubblicato sul New England Journal of Medicine, aveva già dimostrato che la dieta mediterranea riduce significativamente il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nelle persone ad alto rischio.
Successivamente numerose meta-analisi pubblicate su The BMJ e Circulation Research hanno confermato che questo modello alimentare contribuisce a migliorare pressione arteriosa, colesterolo, glicemia e infiammazione sistemica.
La dieta mediterranea verde sembra rappresentare un’evoluzione naturale di questo approccio, aumentando ulteriormente la presenza di alimenti ricchi di polifenoli e sostanze bioattive.
