Accordo Fantuzzi-TEREX sulle spalle dei risparmiatori. Solo le banche riavranno i soldi

Pubblicato il 7 Settembre 2009 18:21 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2009 20:14

Brutte notizie per i detentori dei bond Fantuzzi. Secondo quanto scritto sul Financial Times, gli obbligazionisti italiani dell’azienda non sono stati invitati all’assemblea che si terrà l’8 settembre a Londra, assemblea che valuterà il rimborso dei bond.

Secondo quanto scritto sul quotidiano britannico, gli obbligazionisti rischierebbero di perdere diversi milioni di euro.

Cosa sta succedendo lo spiega Oscar Giannino su www.chicago-blog.it; la notizia è stata ripresa anche dal sito Dagospia. Il gruppo Fantuzzi era una holding italiana che controllava brand importanti come Reggiane ed era attiva anche nel settore delle gru portuali e delle soluzioni elettromeccaniche di movimentazione. Tra fine anni Novanta e inizio 2000,  la cassa inizia a piangere e i debiti bancari crescono vertiginosamente: nel 2001, la AbaxBank allora guidata da Fabio Arpe ha l’idea di far ripianare i propri debiti attraverso l’emissione di un bond da parte di Fantuzzi per 100 milioni di euro, poi portati a 125. AbaxBank per l’ideazione dell’operazione incassa tre milioni e mezzo, ma dopo l’esplosione di Cirio nel 2002 e di Parmalat nel 2003,  anche il bond Fantuzzi nell’estate 2004 non viene rimborsato.

L’azienda è sempre più nei guai: le banche garanti dell’emissione insieme all’azienda decidono che il bond verrà ripagato interamente entro l’estate 2008, con un tasso al 10,75%. Viene anche inserito allora l’impegno della Fantuzzi di iniziare a pagare anno per anno non solo gli interessi sull’obbligazione, ma anche rate di restituzione del capitale: fino al 2006 Fantuzzi ne rimborsa il 28% circa, a fine 2007 un altro 32%. Restano fuori circa una cinquantina di milioni di euro, da restituire con interesse appunto del 10,75% a luglio 2008 ma per questa data avviene il nuovo colpo di scena: il Gruppo Fantuzzi annuncia di essere prossimo alla cessione agli americani di TEREX, solida impresa americana nello tesso ramo, quotata in Borsa per un valore di circa 3 miliardi di dollari. Ma il 15 settembre, a causa della grande crisi, gli americani ci ripensano: Fantuzzi non vale più i 220 milioni di euro pattuiti.

A luglio 2009 TEREX chiude l’accordo per rilevare Fantuzzi ma a 175 milioni e non a 220. Tutto resta all’oscuro fino al 16 agosto scorso. Viene proposto ai bondholder di accettare rimborsi per soli 27-28 milioni di euro sui 50 circa residui di capitale, senza un solo euro versato per i due anni di interesse dovuti. Se ai 22 milioni di capitale in meno si somma il 23% di interesse composto in due anni sui 50 milioni, la stangata si risolve in una trentina di milioni di euro “soffiati” ai risparmiatori.

L’accordo Fantuzzi-TEREX inoltre, è già stato accolto e sottoscritto dai tre maggiori fondi d’investimento internazionali presenti nel bond, che a causa della crisi in corso stanno in difficoltà e devono assolutamente rientrare dei soldi, lasciando così fuori da questa spartizione di denaro solo i risparmiatori italiani. Se tutto andrà bene, ci saranno due incontri a Londra tra i soci. Se nella prima assemblea dell’8 settembre servirà il 75% per deliberare non si presenterà nessuno, nella seconda assemblea del 22 settembre basteranno il 12,5% dei voti favorevoli; qui, solo i soci che contano si presenteranno per decidere il da farsi, ossia soldi solo alle banche e niente ai consumatori italiani.

In Italia, la Consob non ha autorizzato questa procedura di rimborso dei bond, ma ora Londra offre una garanzia in più, quella di poter non risarcire chi, se pur piccolo, aveva investito qualche migliaia di euro.