Ecco i 12 falsi miti sui malati di Aids, li ha studiati la rivista Lancet

Non seguono le terapie alla lettera, non rispondono agli antiretrovirali, e ricerche su di loro sono inutili: sono alcuni dei ‘falsi miti’ più frequenti sui malati di aids che usano o hanno usato droghe.

La rivista Lancet li passa in rassegna spiegando perchè sono sbagliati. Il primo è che i consumatori di droga non seguono le regole, ma 38 diversi studi su 15mila pazienti hanno dimostrato che si comportano allo stesso modo degli altri sieropositivi. Il secondo è che non rispondono bene agli antiretrovirali come gli altri malati, ma il confronto sulla sopravvivenza non ha mostrato differenze. Altra idea comune è che i drogati siano difficili da studiare perchè non resistono a lungo, e che quindi ricerche su di loro siano difficili o impossibili.

Ma la sperimentazione del vaccino anti-Hiv ha mostrato il contrario, in quanto il 90% di loro è rimasto per 36 mesi. Un altro falso mito è che i drogati siano piu’ preoccupati di drogarsi che di usare aghi sicuri, ma uno studio in Canada ha dimostrato che se viene offerta la possibilità di “bucarsi” in modo sicuro, la maggior parte non si scambia o riusa gli aghi.

Poi c’è l’idea che non facciano molto sesso e che il loro rischio di hiv sia legato solo allo scambio degli aghi e che se continueranno a consumare droga il contagio sarà inevitabile. Ma i dati del Cdc di Atlanta dimostrano un calo delle infezioni da hiv nei drogati tra il 1998 e il 2007. Errate infine le idee che i consumatori di droga, a meno che non siano gay o lavoratori del sesso, non abbiano forti comunità che li rappresentino e che quindi gli interventi di gruppo non servano; che il consumo di droga sia più alto nelle minoranze; che lo scambio di aghi incoraggi l’assunzione di stupefacenti; che il trattamento con il metadone non funzioni; che chi assume stimolanti sia fuori controllo e non cambierà i suoi comportamenti a rischio e che la paura sia un deterrente efficace dalla droga.

To Top