Ne hanno ammazzato un’altra

Pubblicato il 8 agosto 2010 10:01 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2010 10:01

di Marika Borrelli

L’argomento non è di quelli stagionali.
E’ diventata un’emergenza permanente.
Non se ne parlerà mai abbastanza, se non altro per aumentare il livello di consapevolezza della nostra italica civiltà incompleta.
Ecco la mia letterina sulle questioni di genere. Questa settimana, anche abbastanza incazzata.

“Eh no! Ora voglio sapere cosa inventeranno tutti i neo-psicologi sociali (la maggior parte giornalisti) che si sono inerpicati in questi mesi a giustificare, o razionalizzare, i femminicidi con (non nell’ordine) il caldo, la provocazione delle donne, l’esasperazione indotta dalle medesime, la (presunta) malattia mentale degli assassini, o la crisi economica.
Notizia: un uomo di 25 anni, lasciato dalla sua fidanzata, esce per strada e massacra a morte la prima donna che si capita a tiro. È successo a Milano, stamattina (6 agosto) che non fa neanche troppo caldo.
É morta, l’ha proprio uccisa a pugni. Con un’efferatezza indicibile e, soprattutto, totalmente ingiustificabile. La vittima era sconosciuta al suo assassino, che l’ha afferrata in strada per vendetta verso il genere femminile.

Dico io, ma si è così animali (e non mi pare sia un caso isolato) da sfogare il proprio risentimento e la propria rabbia bestiale contro una persona innocente e sconosciuta, solo perché donna?
Cosa conduce gli uomini a tanta esasperazione comportamentale?
Non ce la faccio più a sentire che le donne provocano con la loro sfrontatezza, la loro fermezza o la loro sessualità. Alcune lo faranno pure (più o meno consapevolmente, ma dobbiamo poi capire quali sono i confini della provocazione), e con questo?
Provocare? Ma vogliamo scherzare? Ma neanche se ti metti il burqa stai sicura. Come è stato dimostrato dal TIME Magazine portando in copertina una ragazza orribilmente sfigurata dai Taliban.

Certo, se pure Sarkozy (o meglio, il Presidente della Repubblica Francese) si lascia andare al cosiddetto ‘coup de sang’ in pubblico nei confronti della Carlà, la faccenda è un cattivo andazzo generale. Che, però, sdogana altri (piccoli e grandi) comportamenti da trogloditi.
I giornali locali (come il CalabriaOra di oggi) sono pieni di notizie in cronaca di malversazioni contro le donne. Vuol dire che è diventato uno sport nazionale. Tanto da far ribaltare in appello una sentenza per maltrattamenti a favore dell’aggressore, sol perché la vittima era una donna ‘forte’.

E che dire di questo revival dell’avance per strada? Uomini di tutte le età che si rivolgono alle passanti (giovani, meno giovani, pure con carrozzine e bimbi al seguito) con frasi oscene? E guai a reagire! Alzare il dito medio è consentito solo ai maschi, tutti Lord come Bossi.
Mi viene in mente un bellissimo – seppur atroce ed estremo – libro di Hugo Gonçalves: Il cuore degli uomini. Leggendolo, ho capito con sgomento che, pur rieducati, gli uomini rimangono “bestiali”, anche e soprattutto nella quotidianità. Questa specie di loro inestirpabile natura (come indicato dagli analisti odierni, novelli antropologi dell’istinto primordiale) non giustifica gli assassinii e le malversazioni. Non dovrebbe mai giustificarli, eppure rilevo continuamente una costante indulgenza mediatica verso l’argomento “contro le donne”.
Sia di chi omette le notizie, di chi le riduce, di chi le commenta come accidenti della vita o parossismi sporadici, ma innanzitutto di chi pensa (anche molte donne) che parlare di questioni di genere sia noioso, banale, inattuale e fa pure ‘comunista’, cioè condannabile tout court.

Invece, se ne deve parlare, tanto e sempre. Bisogna educare a più rispetto, ad averne e a darne. Bisogna aumentare la consapevolezza del diritto delle donne ad un’esistenza senza il terrore di essere massacrate di botte fino a morirne.
Mi sembra un’opera così faticosa cercare di spiegare agli Italiani (ed anche a certe Italiane) che non siamo un paese civile, se esiste il femminicidio, se le donne vengono continuamente svilite e derubricate come esseri umani senza pari dignità. In superficie sembra tutto normale: le leggi ci sono, le donne studiano e lavorano.
E poiché la realtà è diversa, l’ennesima notizia di femminicidio alimenterà ancora l’indifferenza dell’opinione pubblica (ovverosia ciò che è considerato normale per la maggior parte) e accrescerà la consuetudine a considerare le donne come pretesto e come sfogo.


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