Clima, compleanno del protocollo di Kyoto, incerti i tempi per la fase due

Pubblicato il 13 Febbraio 2012 9:22 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2012 9:30

BRUXELLES – Quello del 2012 e' l'ultimo compleanno per il primo periodo di impegni del protocollo di Kyoto, in vista della 'fase 2' decisa all'ultima conferenza Onu di Durban. Il primo accordo 'taglia-CO2' del Pianeta festeggia il suo settimo anniversario dall'entrata in vigore, il 16 febbraio del 2005, con cui si avvicina l'esame di fine anno per Ue e Italia.

Il tema caldo al centro dell'accordo, quello della riduzione delle emissioni di gas serra e quindi dei consumi energetici, e' sempre sotto i riflettori anche in Italia, alle prese con l'emergenza freddo e la sua dipendenza energetica dall'estero. Secondo i dati preliminari dell'Agenzia europea dell'ambiente, l'Italia e' a quota -4,8% di Co2 , sull'obiettivo fissato da Kyoto del -6,5%, rispetto ai livelli del 1990 previsto dal protocollo.

Per quanto riguarda il target europeo, ''sara' probabilmente superato, ad oltre il 10%'' ha commentato il commissario Ue al Clima, Connie Hedegaard. Nonostante le emissioni europee di CO2, dopo il crollo legato alla crisi economica, siano tornate a salire nel 2010 (+2,4%), l'Ue ha gia' registrato un taglio del 15,5% dal 1990, mentre la sua economia da allora e' cresciuta del 41%. Cio' non toglie che se dovesse mancare il suo obiettivo, l'Italia rischia di ritrovarsi davanti alla Corte di giustizia europea e anche a pagare multe.

Volendo fare un bilancio finale, qual e' stato il valore del protocollo di Kyoto? Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf, ''e' stato il primo passo per avviare una riforma generale del sistema, anche se e' ovvio che gli obiettivi di riduzione sono stati troppo modesti''. Inoltre ''bisogna riconoscere – aggiunge l'esperta del Wwf – che non esiste forse nessuno strumento di governance internazionale che ha avviato un cambiamento cosi' profondo e repentino a livello globale, come il protocollo di Kyoto''. ''Oggi inizia la nuova rivoluzione industriale'' disse il Wwf il giorno in cui Kyoto entro' in vigore, per poi rilanciare verso l'Italia il messaggio: ''Nessuno resti indietro''.

Invece l'Italia e' rimasta indietro, perche' ''mentre diversi paesi europei – spiega Midulla – hanno adottato strategie e politiche nazionali, noi quando usciremo dalla crisi ricominceremo ad inquinare, ora invece la nuova economia si basa sulla decarbonizzazione''.

A nemmeno un anno dalla scadenza del protocollo di Kyoto, devono ancora essere definiti i termini del cosiddetto 'Kyoto2', in partenza da gennaio del 2013. Di certo si sa solo che sara' una sorta di ''accordo ponte'' verso il 2020, quando dovra' scattare il prossimo accordo globale.

Kyoto 2 non includera' infatti i grandi inquinatori del Pianeta, cioe' Usa e Cina, ma nemmeno il Canada, che ha siglato il primo Kyoto ed ha ampiamente aumentato le sue emissioni (+23%) invece di ridurle (+6%). In attesa di definire meglio tempi e target della seconda fase del protocollo, il commissario europeo al Clima, Connie Hedegaard, fa il punto sull'ultima conferenza Onu di Durban.

''Alla conferenza sul clima di Durban – spiega Hedegaard – la strategia dell'Unione europea ha funzionato. Il primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto termina nel 2012. L'Ue ha detto chiaramente che si sarebbe impegnata in un secondo periodo solo se a Durban si fosse concordata una chiara road map per un primo accordo legalmente vincolante per tutti i paesi: Durban ha ottenuto questa roadmap''.

Inoltre e' stato deciso ''che il nuovo regime sul clima – conclude Hedegaard – deve essere piu' ambizioso di quello che abbiamo adesso''. Secondo il documento finale di Durban, il secondo periodo di impegno per Kyoto potra' durare cinque od otto anni (2013-2018 oppure 2013-2020) e per quanto riguarda i target, vede i diversi paesi presentare una forchetta di riduzione possibile di CO2.

L'Unione europea, che ha gia' un obiettivo di taglio del 20% delle emissioni per il 2020, presenta una forchetta possibile di riduzione della CO2 fra il 20% e il 30%. Ma oltre che occuparsi dei target, i negoziatori del Kyoto 2 dovranno cambiare anche le regole, ad esempio includendo il conteggio del consumo del suolo e dei risparmi di CO2 legati alla presenza di foreste e terreni agricoli.

E' ancora aperta inoltre la partita sul numero dei crediti di CO2, calcolati anche in base alle emissioni dell'Europa dell'Est prima del crollo dell'Urss e che quindi oggi risultano troppi. Se non verra' tolto il 'surplus' di crediti delle emissioni, la cosiddetta 'hot air', una parte delle riduzioni delle emissioni rischia di rimanere sulla carta.