Europa pronta a tagliare il 30% di emissioni Co2: “Ma solo se tutti d’accordo”

Pubblicato il 25 Gennaio 2010 11:11 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2010 11:11

Il 31 gennaio si avvicina e i Paesi che aderiscono all’accordo Onu sul clima siglato a Copenaghen dovranno presentare i propri target di riduzione dei gas serra o le politiche da attuare. E in questo scenario l’Europa sembra pronta a fare di più di quel 20% discusso al vertice danese: è pronta, a fronte di politiche e impegni coraggiosi da parte degli altri Paesi, a diminuire del 30% le proprie emissioni. Il segretario dell’Unfccc (United nations framework convention on climate change), la convenzione Onu che si occupa del clima, Yvo de Boer ha però ridimensionato questa data definendola una “soft deadline”.

Il 31 gennaio – ha ricordato de Boer – i Paesi sono chiamati a dire se sono tra i firmatari dell’accordo di Copenaghen. Potranno rispondere alla data richiesta o più tardi. È una data limite soft, aggiungendo di non credere comunque che tutti la rispetteranno. La struttura dell’accordo di Copenaghen contiene due tabelle da riempire con le cifre relative alla quota di riduzione di emissioni di gas serra che i Paesi dovranno comunicare entro il 31 gennaio 2010. La prima tabella riguarda i Paesi industrializzati, in cui per esempio ricadono gli Stati Uniti, la seconda è per i Paesi emergenti, in cui rientra la Cina. E sul versante dei tagli alle emissioni, l’Unione europea manterrà il carattere “condizionato” della proposta di portare al 30% l’obiettivo di riduzione di gas serra entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, nella sua lettera di impegni che invierà all’Onu il 31 gennaio. All’interno della lettera, ora all’esame degli Stati membri, la Ue ribadisce l’obiettivo vincolante assunto per una riduzione del 20% di Co2 entro il 2020 e conferma di essere pronta a portare questo target al 30% se «altri Paesi sviluppati si impegneranno per riduzioni analoghe e i Paesi in via di sviluppo contribuiranno in modo adeguato».

Anche all’interno dell’Ue ci sono posizioni diverse, un gruppo di Paesi (Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Svezia) spinge per muovere rapidamente verso un impegno del 30% ma un altro gruppo (tra cui l’Italia e la Polonia) ritengono che in questo momento l’Unione europea debba restare impegnata sul 20 per cento. A proposito di un accordo vincolante sul clima, De Boer dice che potrebbe essere raggiunto entro l’anno, probabilmente con la prossima conferenza in Messico, e che, anche se nella capitale danese non c’è stata l’approvazione di un accordo finale, il documento che ne è risultato rimane comunque «uno strumento politico chiaro e largamente condiviso con cui operare».