Vladimir Putin sul New York Times: “Usa, non siete eccezionali”. Il testo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2013 15:01 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 15:01
Vladimir Putin sul New York Times: "Usa, non siete eccezionali". Il testo

L’articolo sul New York Times

NEW YORK – “Un appello alla cautela dalla Russia. Quel che Putin ha da dire agli americani sulla Siria”: sotto questo titolo è uscito giovedì 12 settembre sul New York Times un articolo a firma di Vladimir Putin, presidente russo.

A 24 ore dal discorso alla nazione del presidente americano Barack Obama, il leader del Cremlino ha scelto il liberal New York Times per rivolgersi a Washington e agli americani e presentare la sua versione dei fatti sulla Siria, e ha spiegato come siano stati i ribelli a usare le armi chimiche, Putin afferma: la Russia ”non sta proteggendo il governo siriano ma la normativa internazionale”.

Ecco il testo (tradotto in italiano) dell’articolo di Putin sul New York Times.

Recenti avvenimenti in Siria mi hanno spinto a parlare direttamente al popolo americano e ai loro leader politici. E’ importante farlo in un momento di comunicazione insufficiente tra le nostre società.

I rapporti tra di noi sono passati attraverso fasi diverse. Ci siamo trovati opposti l’uno contro l’altro durante la Guerra Fredda. Ma siamo stati allo stesso tempo alleati, e insieme abbiamo sconfitto il Nazismo. L’Organizzazione internazionale delle Nazioni Unite ha poi stabilito di prevenire simili devastazioni, per far sì che non accadano mai più.

I Paesi fondatori dell’Onu capirono che le decisioni che riguardano la guerra e la pace devono essere prese solo con il consenso unanime, e con l’approvazione dell’America il potere di veto di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza è stato sancito nella Carta della Nazioni Unite. La profonda saggezza di questa decisione ha sostenuto la stabilità delle relazioni internazionali per decenni.

Nessuno vuole che le Nazioni Unite subiscano il destino della Lega delle Nazioni, che collassò perché mancava di un vero potere. Questo è possibile se Paesi influenti bypassano le Nazioni Unite e intraprendono azioni militare senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.

Il potenziale attacco degli Stati Uniti contro la Siria nonostante l’opposizione di molti Paesi e dei maggiori leader politici e religiosi, incluso il Papa, provocherà altre vittime innocenti ed una escalation che potrebbe diffondere il conflitto oltre i confini siriani.

Un attacco aumenterebbe la violenza e scatenerebbe una nuova ondata di terrorismo. Metterebbe a rischio gli sforzi multilaterali di risolvere il problema nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese, e potrebbe destabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa. Getterebbe nel caos l’intero sistema legale internazionale.

La Siria non sta assistendo ad una battaglia per la democrazia, ma ad un conflitto armato tra il governo e l’opposizione in un Paese multiconfessionale.  Ci sono diversi campioni di democrazia in Siria. Ma ci sono anche molti combattenti di Al Qaeda ed estremisti di tutti i tipi che combattono contro il governo.

Il Dipartimento di Stato americano ha definito il Fronte Al Nusra e lo Stato Islamico dell’Iran, che combattono con l’opposizione, organizzazini terroristiche. Il conflitto interno, rinfocolato dalle armi fornite dall’estero ai ribelli, è uno dei più sanguinosi del mondo.

Lì combattono mercenari provenienti da Paesi arabi e migliaia di militanti arrivati dai Paesi occidentali, compresa la Russia. Questo è motivo di preoccupazione: potrebbero tornare nei loro Paesi con l’esperienza acquisita in Siria. Dopotutto, dopo i combattimenti in Libia, gli estremisti sono andati in mali. Questo minaccia tutti noi.

Sin dal principio, la Russia ha invocato un dialogo pacifico per permettere ai siriani di arrivare ad un piano di compromesso per il loro stesso futuro. Noi non stiamo proteggendo il governo siriano, ma le leggi internazionali. Dobbiamo usare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e credere che preservare la legge e l’ordine nel turbolento e complesso mondo di oggi sia uno dei pochi modi in cui si fa sì che le relazioni internazionali non precipitino nel caos.

 

La legge è ancora la legge, e noi dobbiamo seguirla sia che ci piaccia sia che non ci piaccia. Sotto le leggi internazionali vigenti, la forze è permessa solo in caso di difesa o dopo una decisione del Consiglio di Sicurezza. Qualunque altro caso è inaccettabile secondo la Carta dell’Onu e costituirebbe un atto di aggressione. 

Nessuno dubita che in Siria siano stati usati gas chimici. Ma ci sono tutti i motivi per ritenere che siano stati usati non dall’esercito siriano, ma dalle forze di opposizione, per provocare un intervento delle forze straniere, che andrebbero a combattere fianco a fianco con i fondamentalisti. I rapporti che indicano che i militanti stanno preparando un altro attacco, questa volta contro Israele, non possono essere ignorati.

E’ allarmante che un intervento militare in un conflitto interno in un Paese straniero sia diventato una banalità per gli Stati Uniti. E’ negli interessi a lungo termine dell’America? Lo dubito. Milioni di persone nel mondo inizierebbero a vedere l’America non come un modello di democrazia ma come un Paese che fa affidamento solo sulla propria forza bruta, raffazzonando coalizioni sotto lo slogan: “O sei con noi o sei contro di noi”.

(…)

Il mio lavoro e il mio rapporto personale con il presidente Obama è basato su una fiducia crescente. Lo apprezzo. Ho ascoltato attentamente il suo discorso alla nazione, martedì. E non sono d’accordo con il suo riferimento all’eccezionalità americana, quando ha detto che la politica degli Stati Uniti “è quello che rende l’America differente. E’ quello che ci rende eccezionali”. E’ estremamente pericoloso incoraggiare le persone a vedersi come eccezionali, qualunque sia il motivo. Ci sono Paesi grandi e piccoli, poveri e ricchi, con una lunga tradizione di democrazia e che ancora stanno lottando per avere una democrazia. Le loro politiche sono differenti. Noi tutti siamo differenti, ma quando chiediamo la benedizione di Dio, non dobbiamo dimenticarci che ci ha creati tutti uguali.