Beppe Grillo ai 12 del tetto: “Sono fieri di voi”. Ma il dissenso cresce

Pubblicato il 8 settembre 2013 15:59 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2013 15:59

 

Beppe Grillo ai 12 del tetto: "Sono fieri di voi". Ma il dissenso cresce

Beppe Grillo: entusiasmo e critiche

Beppe Grillo ha elogiato i suoi 12 deputati del Movimento 5 Stelle che sono saliti sul tetto del Palazzo di Montecitorio a Roma

“Bravi ragazzi, sono fiero di voi”

ha detto Beppe Grillo ai suoi deputati che hanno occupato il tetto di Montecitorio per protestare contro l’iter delle riforme in esame in questi giorni alla Camera e in difesa della Costituzione lanciata nei gazebo in tutta Italia.

Riferisce Emanuele Buzzi, sul Corriere della Sera, che Pier Ferdinando Casini si è prodotto in uno sfottò:

“I parlamentari vengono pagati per lavorare, non per occupare i tetti. È questa la rivoluzione di Grillo?”.

La risposta di Nicola Morra, capogruppo di M5S al Senato:

“Perché le critiche Casini non le rivolge agli assenteisti?”.

Riccardo Nuti, capogruppo di M5S alla Camera, ha scritto sul blog di Beppe Grillo:

“Non si parli di violazione istituzionale. Violazione non è sul tetto di Montecitorio, ma sotto, stuprando la Costituzione e lasciando all’oscuro i cittadini”.

E il capo della comunicazione di M5S al Senato, Claudio Messora, ha reagito alle critiche di Laura Boldrini, bollandole come

“una cosa francamente imbarazzante e inaccettabile”.

Intanto, ricorda ancora Emanuele Buzzi,

“in vista delle prossime mosse degli aperturisti, Beppe Grillo lancia un altro avvertimento. Il capo politico pubblica una «guida per parlamentari M5S autostoppisti eventualmente dispersi a Roma», citando un passaggio del «Codice di comportamento»: «I gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi». La tensione, però, all’interno dei Cinque Stelle, è alta”.

Cronaca della occupazione del tetto della Camera in stile Truman Capote, quella di Annalisa Cuzzocrea e Matteo Pucciarelli su Repubblica:

“Le sigarette erano finite, i viveri erano pochi, fare pipì nelle bottiglie di plastica non è il massimo, la notte «faceva un freddo cane»”.

Con orgoglio degno di quei due che andarono a Londra a sputtanare l’Italia dicendo che con Berlusconi non c’era libertà di stampa, Alessio Villarosa ha detto:

“Siamo finiti anche sulla tv egiziana”.

Nicola Morra:

“Qualcuno non ha capito che siamo in guerra, e che non possiamo andare lì con le margherite in mano”.

Forse pensa, scrivono Cuzzocrea e Pucciarelli, al senatore Luis Orellana, che

“dopo le accuse di “scilipotismo” sul blog non ha ancora deciso se lascerà il gruppo e che in un’intervista al Secolo XIX resta fermo sulle sue posizioni: «Mi sono scocciato di farmi dire come stanno le cose da uno che sta a Genova o Milano»”.

Quando i 12 scendono dal tetto,

“marciano in trionfo verso i militanti tenendo alto lo striscione, si abbracciano come tornassero da un lungo viaggio, sono felici dell’impresa riuscita. Hanno sentito Grillo, in viva voce, prima di venir giù. «Ci ha ringraziati, ha urlato per noi “Sono tutti morti”, gli abbiamo fatto una bella sorpresa»”.

Al di là del trionfalismo, qualche mal di pancia:

“Nel forum interno del Movimento lombardo il deputato Ivan Catalano si sfoga: «Secondo il nostro regolamento la linea politica la dovremmo decidere a maggioranza noi parlamentari, e secondo il nostro statuto non siamo un partito, e secondo quello che da sempre diciamo non abbiamo né capi né padroni. In realtà la linea politica la decide Beppe e la sostiene Messora…Io vorrei che Grillo desse la sua opinione come tutti, uno vale uno anche per il fondatore. La decisione di linea politica dovrebbe passare per la rete tramite la piattaforma ». E ancora: «Giudico il post di Grillo che associa Luis a Scilipoti (ormai Grillo usa tutti i metodi più beceri della comunicazione via web) una cosa degna del Pdl e non di cittadini attivi e informati». Perché «un conto è usare termini semplici per farsi capire, un conto è abbandonare il contenuto per diffondere solo slogan»”.