Orlando: cambiare immunità parlamentare, decida Corte Costituzionale non Parlamento

di Edoardo Greco
Pubblicato il 4 agosto 2015 9:24 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2015 9:28
Orlando: cambiare immunità parlamentare, decida Corte Costituzionale non Parlamento

Andrea Orlando – Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

ROMA – Il ministro della Giustizia Andrea Orlando vuole cambiare le regole sull’immunità parlamentare. Secondo Orlando sull’autorizzazione all’arresto di un deputato o di un senatore dovrebbe decidere la Corte Costituzionale e non lo stesso Parlamento. La proposta è stata anticipata dal ministro in diretta su La7, durante la trasmissione “In Onda”, condotta da Tommaso Labate e David Parenzo. Poi confermata in un’intervista con Liana Milella di Repubblica:

“Non voglio certo rimettere in piedi l’immunità per i parlamentari, ma bisogna prendere atto di una realtà. L’autorizzazione all’arresto ormai ha cambiato pelle, è diventata un’anticipazione di giudizio di colpevolezza o di innocenza, comunque una valutazione politica. Quindi, forse, è arrivato il tempo di riflettere su come ristrutturarla”. […]

Non voglio cambiare le regole dell’immunità, né tantomeno aumentare le protezioni parlamentari. L’attuale meccanismo è giusto e fondato. Ma credo sia opportuno cambiare chi ne valuta i presupposti […] Trovo giusta la schermatura rispetto ad atti del magistrato che possono anche essere abnormi. L’ha prevista l’Assemblea costituente, è sopravvissuta alla bufera di Tangentopoli. È tuttora l’indirizzo giusto. […]

“Adesso, ed è sotto gli occhi di tutti, si scatenano delle campagne con tesi contrapposte sull’innocenza o sulla colpevolezza di un parlamentare raggiunto da una richiesta di autorizzazione. La questione si carica di un enorme peso politico. Anche se io non avrei mai pronunciato la frase della Serracchiani, quel chiedere scusa. Semplicemente credo sia meglio rimettere il giudizio a un soggetto terzo, che sia più libero di dire dei sì e dei no e sia meno sottoposto alla contingenza […] “Sicuramente a un soggetto estremamente autorevole. Penso alla Corte costituzionale”.