Sciopero Movimento dei Forconi. Poliziotti coi manifestanti: caschi giù, abbracci

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2013 9:14 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2013 14:18
Sciopero Movimento dei Forconi. Poliziotti coi manifestanti: caschi giù, abbracci

Sciopero Movimento dei Forconi. Poliziotti coi manifestanti: caschi giù, abbracci (Foto LaPresse)

TORINO – Prima si tolgono i caschi, poi danno la mano ai manifestanti. “Un gesto di solidarietà, siamo con i manifestanti”, dicono i poliziotti. Gesto che il Siulp, sindacato della Polizia, rivendica: l’importanza di quei caschi tolti è la vicinanza alla gente.

Un gesto forte, che unisce e placa la folla. Un gesto che però le Questure di Torino e Genova subito stemperano e smentiscono: “Erano il cambio del turno degli agenti, hanno tolto il casco perché non c’era pericolo”.

Questo è quanto accaduto a Torino il 9 dicembre, un gesto della polizia nei confronti dei manifestanti del Movimento dei Forconi. A Genova, sempre durante le proteste, una donna ha abbracciato un carabiniere e altri agenti, su richiesta della folla, hanno tolto il casco e abbassato lo scudo.

Una” normale procedura” degli agenti al cambio turno per le Questure di Torino e Genova, un gesto troppo forte per passare inosservato o essere negato. Marco Imarisio sul Corriere della Sera scrive:

“In un calderone del genere l’unica stella cometa è il palazzo della Regione, dall’altro lato della piazza, facile bersaglio di ogni disprezzo, magnete di qualunque rancore. I poliziotti sono schierati spalle al muro, in una posizione complicata. Dal fondo della piazza avanza una moltitudine di tifosi dalle intenzioni chiare. A metà strada c’è un cantiere con tante lastre di granito una sull’altra, in piazza Castello stanno rifacendo il selciato. Gli scontri durano una mezz’ora. Il lavoro della Polizia è complicato da un dettaglio non da poco, in ogni senso. L’età media della forza d’urto protagonista della sassaiola è molto bassa. Sono quasi tutti minorenni, ragazzi in libera uscita dalle loro scuole. La trattativa tra gli uomini della mano della protesta e i capi ultrà decreta la fine dell’esercizio di guerriglia urbana”.

Questo il contesto in cui arriva un gesto inaspettato e che riesce a placare gli animi senza dar via ad una potenziale tragedia:

“Qualche poliziotto della prima fila si libera del casco, se lo toglie per metterlo sottobraccio. Gli applausi dei ragazzi che fino a pochi istanti prima lanciavano pietre grandi come un pugno, fanno capire che sta succedendo qualcosa. «Siete poveri come noi, siete come noi». Sull’altro lato della piazza un drappello di carabinieri viene invitato dalla folla a fare altrettanto. Qualcuno esegue, restando a capo scoperto. Quell’evento in apparenza casuale ha l’effetto di ricompattare una folla che più eterogenea non poteva essere, perché lo scopo primario diventa per tutti la foto, il video, del poliziotto che si toglie il casco, che ripone il manganello”.

“Anche loro sono dalla nostra parte”, pensano i manifestanti. Basta scontri, polizia e manifestanti uniti nella “lotta” alla sopravvivenza:

“Nel primo pomeriggio anche a Genova si ripete la stessa scena. «Giù i caschi, giù i caschi» urla la gente che forse ha già visto sul telefonino i souvenir torinesi. Dopo i cori, una decina di carabinieri e agenti acconsentono alla richiesta e si mettono il basco”.

E mentre la Questura di Torino tenta di stemperare i toni del gesto, spiegando che gli agenti erano a fine turno, il sindacato di Polizia Siulp prende la parola:

“Il comunicato del segretario Felice Romano sembra un’ode ai forconi. «Togliersi il casco in segno di manifesta solidarietà e totale condivisione delle ragioni a base della protesta odierna… è un atto che per quanto simbolico dimostra che la misura è colma e che i palazzi, gli apparati, e la stessa politica sono lontani dai problemi reali dei cittadini e troppo indaffarati ai giochi di potere per la propria sopravvivenza e conservazione della casta». Terribile sarà l’ira degli onesti, è la sua profezia”.

Vincenzo Ciarambino, vice questore di Genova, smentisce:

“«Un comportamento ordinario collegato al venir meno dei problemi di ordine pubblico»”.

Anche la Questura di Torino nega il gesto solidale:

“«Un gesto al quale non appare possibile riconnettere significati di condivisione delle istanze dei manifestanti»”.

Lorena La Spina, il Segretario dell’associazione Funzionari di Polizia, ha dichiarato

“Strumentalizzare il gesto dei poliziotti che, in una fase di calma ed in segno di distensione, tolgono il casco, rischia di innescare derive pericolosissime nella gestione delle manifestazioni di piazza. Nessuno è autorizzato ad interpretare un gesto di distensione, che è del resto frequente, come forma di condivisione delle ragioni di una protesta, svoltasi anche con modalità incompatibili col nostro ordinamento giuridico”.