“L’Albero della Vita” proiettato al contrario per errore: nessuno però se ne è accorto

Pubblicato il 8 Giugno 2011 10:15 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2011 14:25

La locandina del film

BOLOGNA – La pellicola vincitrice dell’ultimo Festival di Cannes, “L’Albero della Vita”, in un cinema di Bologna, il Lumiére, è stata proposta per una settimana in una versione ben diversa da quelle immaginata dal regista e dai suoi cinque montatori, è stato proiettato al contrario.

Per colpa di un’inversione di rulli, il film, nella versione originale con sottotitoli in italiano, aveva infatti un andamento cronologico molto lontano da quello voluto da Malick, senza però che nessuno protestasse.  Anzi nessuno o quasi se n’è accorto. Anche se, ad esempio, il logo della distribuzione compariva dopo quasi mezz’ora.

C’è voluto Facebook per svelare l’errore. Del resto gli spettatori, abituati ormai a trame non lineari e preparati a una pellicola alquanto insolita e discussa, sono pronti a sorbirsi quasi tutto. Quindi nessuno si è accorto dell’errore.

Un episodio ”mortificante e gravissimo”, che ”non ha giustificazioni” e del quale la Cineteca di Bologna si assume in pieno tutte le responsabilità.Sono le scuse del presidente Giuseppe Bertolucci e del direttore Gian Luca Farinelli.

”L’assurda vicenda dei rulli scambiati – scrivono Farinellie e Bertolucci – ha naturalmente l’aggravante del soggettoresponsabile del grave infortunio, una Cineteca, dunque unaistituzione che fa dell’integrità delle opere una delle ragionistesse della propria esistenza”. Ecco perchè, proseguono idue, ”non possiamo che rivolgere tutte le nostre scuse allecentinaia di spettatori ai quali abbiamo offerto un involontariofalso d’autore” e ”non possiamo che subire in silenzio tuttele prese in giro e anche gli insulti dei quali giustamente lacircostanza ci fa facile bersaglio”.

Farinelli e Bertolucci assicurano anche di non volerdifendersi ”dietro i molti meriti e gli innumerevoliriconoscimenti acquisiti in tanti anni di lavoro”, e seppur”il gigantesco e paradossale lapsus nel quale noi e il nostropubblico siamo inciampati potrebbe essere lo spunto per unainteressante riflessione, sia in chiave psicanalitica, chesociologica sulle condizioni della fruizione (e dellapercezione) dell’opera cinematografica nell’attuale imperomediatico, non vorremmo far sorgere il sospetto di  tentare unaqualche forma di occultamento delle nostre responsabilità”.Dunque, concludono, ”l’unico auspicio è che questo bruttoinfortunio ci spinga e ci costringa a ridurre i marginidell’approssimazione e a ritrovare il rigore di scelte e dicomportamenti che ha caratterizzato la nostra storia”.