La triste favola di “Precious”: una storia di violenza e degrado nell’Harlem degli anni ’80

Pubblicato il 15 Febbraio 2010 - 10:24 OLTRE 6 MESI FA

Basato sul romanzo Push-La storia di Precious Jones, della scrittrice californiana Sapphire, il film diretto da Lee Daniels può considerarsi senza alcun dubbio una delle migliori pellicole dello scorso anno. Dopo la standing ovation ricevuta a Cannes, dove è stata presentato nella sezione “A certain regard”, Precious si è infatti aggiudicato il premio del pubblico al Festival di Toronto nonché sei candidature agli Oscar 2010, tra cui miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista (Gabourey Sidibe), miglior attrice non protagonista (Mo’nique), miglior sceneggiatura non originale e miglior montaggio.

Ambientato nella Harlem degli anni ’80, il film narra la storia di Claireece, detta Precious (l’esordiente Gabourey Sidibe), sedicenne afroamericana, obesa e analfabeta. Violentata dal padre, da cui ha già avuto un figlio affetto dalla sindrome di Down, Precious è costretta a sopportare le quotidiani umiliazioni da parte della madre che le rinfaccia di averle rubato il suo uomo.

Quando la scuola scopre che la ragazza è di nuovo incinta, sempre a causa degli abusi del padre, la espelle. Per la protagonista non sembra esserci più speranza. Ma non è così. Grazie all’aiuto della direttrice e di un’assistente sociale, la ragazza riesce ad entrare in un istituto con un programma speciale dove impara a leggere e scrivere. E per Precious le cose iniziano a cambiare…

Prodotto da Oprah Winfrey e Tyler Perry – indiscusse icone della scena black americana –, Precious si avvale della partecipazione straordinaria di una serie di popstar, tra cui spiccano Lenny Kravitz (nei panni di un infermiere) e l’ottima Mariah Carey (l’assistente sociale). Una menzione particolare merita poi l’attrice Mo’Nique, premiata dalla giuria del Sundance per l’interpretazione drammatica della madre, capace di dar vita ad un personaggio in grado di rubare la scena anche alla bravissima Gabourey Sidibe.

Oltre all’ottimo cast, il merito principale della pellicola di Lee Daniels sta nel riuscire a raccontare una storia drammatica con uno stile diretto e assolutamente originale, senza scadere nel facile pietismo. Precious costituisce di fatto un film di esplicita denuncia sociale, non circoscritta esclusivamente all’orrore degli abusi domestici, ma rivolta in particolar modo al sistema assistenziale e scolastico americano. Eppure, nonostante i soprusi e le ingiustizie raccontate, il film di Daniels riesce a far intravedere allo spettatore una speranza, una possibilità di riscatto, attraverso l’esemplare forza di volontà della protagonista.

Precious è infatti un’eroina capace di superare la brutalità di un mondo dominato dall’ignoranza grazie ad una straordinaria volontà di autodeterminazione. Un antidoto in grado di neutralizzare anche l’handicap di un corpo fuori misura, facile oggetto di scherno da parte dei suoi crudeli compagni di scuola. E proprio attraverso l’eroica volontà di una protagonista, così forte e al contempo indifesa, Daniels – al suo secondo lungometraggio – riesce a conquistare lo spettatore evitando qualsiasi compromesso. Il risultato è un film commovente, realistico, capace di far riflettere su temi tutt’altro che semplici. La regia stupisce, la storia convince: da applausi.