Covid, morto l’uomo con il caso di infezione più lungo al mondo: 18 mesi contagiato

Il paziente risultava negativo ma in seguito è risultato di nuovo positivo, il virus era sempre stato attivo.

di Caterina Galloni
Pubblicato il 24 Aprile 2022 - 17:00 OLTRE 6 MESI FA
Covid, morto l'uomo con il caso di infezione più lungo al mondo: 18 mesi contagiato

Covid, morto l’uomo con il caso di infezione più lungo al mondo: 18 mesi contagiato FOTO ARCHIVIO ANSA

Ha lottato con il Covid per circa 18 mesi, il caso d’infezione più lungo al mondo, ma il paziente britannico, il cui nome non è noto, non ce l’ha fatta. Gli scienziati sostengono che era gravemente immunocompromesso ma non hanno rivelato quali malattie avesse, l’età o se fosse stato vaccinato. Ma hanno studiato nove diversi pazienti con sistema immunitario debole a causa di trapianti di organi, HIV e cancro. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, a scoprire i casi sono stati gli scienziati del King’s College London e della Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation.

Covid e mesi di agonia

Quattro pazienti sono morti, due per guarire dal Covid hanno avuto bisogno di terapie con gli anticorpi e antivirali e altri due si sono ripresi senza trattamento. Il nono paziente è stato infettato dal Covid cheavevano scoperto 412 giorni fa. Se non riusciranno a eliminare il virus al prossimo follow-up, sarà superato il record di 505 giorni stabilito dall’altro paziente. In totale, i nove pazienti avevano combattuto contro il Covid per una media di 72 giorni. Il team ha inoltre individuato un caso di infezione “occulta”.

La morte del paziente

Il paziente risultava negativo ma in seguito è risultato di nuovo positivo, il virus era sempre stato attivo. Questo fenomeno – diverso dal “Long Covid” – si osserva con altri agenti patogeni, come l’ebola e l’epatite B. Gli individui immunocompromessi sono particolarmente vulnerabili al Covid perché le difese naturali del corpo sono molto più deboli. Per questo motivo, il SSN britannico sostiene che dovrebbero sottoporsi alla quarta dose. Il sistema immunitario indebolito comporta difficoltà a riprendersi e il virus è presente più a lungo. L’autore dello studio, Luke Snell, ha affermato che nei pazienti immunocompromessi potrebbero emergere delle nuove varianti. Ha tuttavia aggiunto che non è noto se questa fosse l’origine di ceppi come Omicron.