Gangster inglese dal carcere mandava “pizzini” con Facebook

Pubblicato il 31 Gennaio 2010 - 16:13 OLTRE 6 MESI FA

Nonostante fosse in carcere ha continuato a gestire i suoi uomini dalla cella, solo grazie a Facebook. Negli ultimi due mesi Colin Gunn, il gangster mandante dell’esecuzione di una coppia di anziani e condannato a 35 anni di carcere, si è avvalso del social network per restare in contatto con la sua rete di 565 ‘amicì con ‘pizzini digitali’ e inviare inquietanti messaggi minatori ai suoi avversari.

Secondo quanto rivela oggi il Sunday Times, Gunn – capo di un’organizzazione criminale che negli ultimi anni ha gettato le strade di Nottingham in una spirale di violenza tanto da far affibbiare alla città il soprannome di ‘assassination city’ – avrebbe ottenuto il permesso di aprire la pagina Facebook dalle autorità carcerarie, sostenendo che era un suo diritto.

I funzionari della Long Lartin Prison nel Worcestershire avrebbero acconsentito nel timore che il gangster potesse denunciarli per violazione dei diritti umani. La pagina Facebook – con la foto del muscoloso e corpulento Gunn appoggiato al cofano di un’auto rossa – è stata tuttavia chiusa dopo che il Sunday Times ha lanciato l’allarme.

In uno dei messaggi inviati dal 42enne ‘padrino di Nottingham’ e riportati dal domenicale, si legge: «Un giorno tornerò a casa e non vedo l’ora di guardare negli occhi certa gente e leggervi la loro paura nel vedermi». E in un altro: «È bello potervi dire come sto, alcuni di voi devono aspettarsi una vendetta, alcuni mi hanno tradito malamente, i loro nomi verranno fuori e saranno umiliati, gli infami».

Il ministro della Giustizia Jack Straw ha promesso di combattere l’utilizzo di Facebook tra i detenuti. Il suo ministero ha sottolineato inoltre che i siti sociali sarebbero in realtà vietati in prigione e che Gunn non ha ricevuto alcun permesso di aprire la pagina. Il suo caso tuttavia non è isolato: la scorsa settimana, il Sun ha rivelato che un adolescente incarcerato per aver ucciso a coltellate un altro ragazzo utilizzava la sua pagina Facebook dal carcere per insultare e schernire i famigliari della sua vittima.