Abruzzo, Luciano D’Alfonso assolto anche in appello: “Non prese tangenti”

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 22:25 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 22:25
Abruzzo, Luciano D'Alfonso assolto anche in appello: "Non prese tangenti"

Luciano D’Alfonso

PESCARA – Assolto anche in appello il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, coinvolto in un’inchiesta di tangenti in appalti al Comune di Pescara, relativi al periodo in cui D’Alfonso era sindaco della città. A sette anni dal suo clamoroso arresto, del 15 dicembre 2008, il governatore incassa la seconda assoluzione dopo quella in primo grado con formula piena, di due anni fa. Con lui sono stati assolti anche gli altri 17 imputati al processo Housework

Rispetto alla sentenza di primo grado, i giudici aquilani hanno riformulato le motivazioni: da assoluzione con formula piena si è passati ad insufficienza di prove, e rimangono confermate tutte le prescrizioni. Nulla cambia nella sostanza legale. La sentenza di secondo grado riapre nuovamente le porte dell’azione politica al presidente della Regione Abruzzo, eletto giusto nel mezzo dei due verdetti, a maggio 2014.

In Appello gli imputati presenti alla sbarra erano 18, quelli che il pm Gennaro Varone ha inserito nel ricorso, accusati a vario titolo di reati quali associazione per delinquere, corruzione, concussione, tentata concussione, abuso, peculato, truffa, falso, appropriazione indebita. Nel dispositivo si cambia la qualificazione del reato della concussione in conseguenza della legge Severino che lo ha spacchettato in “concussione per costrizione” o “per induzione”: in questo caso, i giudici di appello chiariscono che il reato dal quale sono stati assolti è “per induzione”.

Nel dispositivo si legge, inoltre, che la sentenza “conferma nel resto”, con riferimento alle prescrizioni e alle confische. All’ex sindaco di Pescara è stata quindi definitivamente riconsegnata la villa di Lettomanoppello,suo paese d’origine, finita al centro dell’inchiesta della Procura di Pescara perché i lavori di ristrutturazione sarebbero stati effettuati come parte dei presunti favori agli imprenditori.

L’arresto del dicembre 2008 interruppe a pochi mesi dalle elezioni il secondo mandato di D’Alfonso alla guida della città adriatica e arrestò la sua veloce ascesa politica. All’uscita dalla Corte d’Appello dell’Aquila, D’Alfonso ha detto:

”Ringrazio la magistratura per aver sottoposto a scrupolosa validazione e approvato il mio operato da sindaco di Pescara. Resta il rammarico per l’interruzione di un percorso amministrativo riconosciuto a tutti i livelli e che stava dando frutti preziosi per la città”.