Abusi su minori, tribunale: obbligo di cura dopo il carcere

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 maggio 2016 7:00 | Ultimo aggiornamento: 5 maggio 2016 23:55
Abusi su minori, tribunale: obbligo di cura dopo il carcere

Abusi su minori, tribunale: obbligo di cura dopo il carcere

MILANO – I pedofili devono sottoporsi ad una cura dopo aver scontato la pena. E’ quanto ha deciso il Tribunale di Milano con un provvedimento innovativo, ordinando ad un uomo, che ha scontato 4 anni e 4 mesi per violenza sessuale su minori, “di prendere immediato contatto con il Presidio criminologico territoriale” per “concordare un programma di osservazione e di trattamento” terapeutico. Ordine che va ad aggiungersi alla misura della sorveglianza speciale per un anno e ad altre prescrizioni più ‘classiche’, come quella di non aver contatti con minorenni se non alla presenza di terze persone.

In particolare i giudici sottolineano anche come l’uomo abbia dato il suo “consenso ad essere preso in carico da un nucleo di operatori specializzati nel trattamento degli autori di reati a sfondo sessuale”. E ciò ha permesso agli stessi giudici di superare “l’eventuale problematica relativa alla applicabilità di ingiunzioni a sfondo terapeutico” che potrebbe contrastare con il principio costituzionale (articolo 32) secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”.

La Procura aveva chiesto per l’uomo, 41 anni, l’applicazione della misura della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno o residenza nel Comune di dimora per due anni. I giudici, però, hanno bocciato la richiesta dell’obbligo di soggiorno, ritenendolo “inutilmente restrittivo sul piano della libertà individuale”, e hanno aggiunto alla sorveglianza speciale per un anno alcune prescrizioni: l’obbligo di indicare la propria dimora alle forze dell’ordine e di non allontanarsi senza preavviso, quello di cercare un lavoro, di non rincasare dopo certi orari, di non detenere armi, di non frequentare sale giochi o discoteche abitualmente e di non avere contatti con minorenni “in assenza di terzi”. Tutte prescrizioni ‘tradizionali’ in questo genere di casi alle quali, però, il collegio ha aggiunto la “ingiunzione” specifica di curarsi.

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Davanti agli stessi giudici in udienza, tra l’altro, l’uomo ha detto di “non sentire più quelle pulsioni evidenziate in carcere” e ciò anche “in presenza di una intervenuta interruzione del programma intrapreso all’interno del carcere di Bollate a seguito dell’intervenuta scarcerazione”. Ed ha anche “manifestato la volontà di volere recarsi da uno psicologo e la disponibilità ad essere sottoposto ad un trattamento di osservazione eventualmente disposto dal Tribunale come ingiunzione terapeutica”.