Alberto Stasi, 41 foto scomparse mai copiate: “Se ne terrà conto a processo bis”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Ottobre 2014 10:47 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2014 10:48
Alberto Stasi, 41 foto scomparse mai copiate: "Se ne terrà conto a processo bis"

Alberto Stasi (Foto Lapresse)

PAVIA – “Indagini sviate” nell’inchiesta sull‘omicidio di Garlasco del 2007: 41 foto sono scomparse e nessuno ne aveva mai fatto una copia. Foto che ritraevano i graffi sul braccio di Alberto Stasi, da sempre unico indagato per la morte dell’ex fidanzata Chiara Poggi, foto delle biciclette della famiglia Stasi e delle scarpe di Alberto. Tutto svanito senza che a nessuno venisse in mente di duplicare tutto quel materiale.

Per l’accusa la clamorosa scomparsa delle 41 fotografie dalle carte del procedimento a carico di Stasi avrà un impatto sul processo d’Appello bis: se ne terrà conto in sede di requisitoria.

La scomparsa delle foto non è nemmeno l’unica carenza o negligenza nelle indagini sull’assassinio di Chiara, ammazzata a 26 anni nella sua villetta di Garlasco la mattina del 13 agosto del 2007. Nella casa della famiglia Poggi i carabinieri hanno lasciato sul pavimento insanguinato le impronte delle scarpe. Quando, la sera, vengono messi i sigilli al villino, uno dei due gatti di Chiara rimane chiuso dentro, libero di scorrazzare liberamente sul sangue.

Gli investigatori si dimenticarono persino di prendere le impronte digitali della vittima, e così si dovette riesumarne il corpo. Chiara morta non era stata nemmeno pesata (cosa fondamentale per stabilire l’ora di inizio del rigor mortis) perché non c’era una bilancia.

Le scarpe di Stasi vengono sequestrate solo 19 ore dopo, la sua auto una settimana dopo. E resta il mistero su come Stasi abbia potuto attraversare la scena del delitto e poi salire sulla macchina senza macchiare né le scarpe né il tappetino della Golf.

Non solo: il computer di Stasi resta nelle mani dei carabinieri per due settimane, prima di essere consegnato al Ris di Parma, che evidenziano che

“le condotte di accesso da parte dei Carabinieri hanno determinato la sottrazione di contenuto informativo con riferimento al pc di Alberto Stasi pari al 73,8% dei files visibili (oltre 156mila) con riscontrati accessi su oltre 39mila files”. Si tratta di un “danno irreparabile”, secondo il giudice per l’udienza preliminare, Stefano Vitelli.

Né la casa di Alberto Stasi né l’officina del padre vengono mai perquisite.

Spiega poi Il Giorno: 

“Milano, 30 aprile 2014. Nuovo processo dopo che la Cassazione ha annullato il verdetto dell’Appello e la seconda assoluzione di Stasi. I giudici della prima Corte d’Assise d’appello dispongono che siano esaminati un corto capello castano trovato nel palmo sinistro della vittima e i margini delle unghie. È disposto il sequestro della bicicletta nera da donna della famiglia Stasi: la mattina del delitto una vicina di casa aveva scorto una bici nera da donna davanti a casa Poggi. Tutte richieste portate avanti per anni, inascoltato, dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, parte civile per la famiglia di Chiara. Sette anni dopo. Il capello è un reperto troppo esiguo per risultare utile. Scarso il materiale sulle unghie. Scarso e anche deteriorato dopo sette anni di permanenza in freezer.

Lunedì 20 ottobre. Il pg Laura Barbaini è protagonista dell’udienza. La rappresentante dell’accusa assegna un punto «pesante» alla difesa quando esclude «matematicamente» uno dei cavalli di battaglia della parte civile: lo scambio di pedaliere fra la bicicletta da donna della famiglia Stasi e quella da uomo di Alberto, su cui è rimasto il Dna della vittima. Per il resto è una lunga, serrata elencazione di manchevolezze e dubbi. Le 41 foto sparite. I due segni notati sull’avambraccio di Alberto nella stazione dei carabinieri, la sera di quel 13 agosto. Vennero fotografati, ma le foto non arrivarono mai all’attenzione della Procura di Vigevano. Le lesioni non furono sottoposte a un esame medico legale. Sul punto Alberto non venne sentito dal comandante della caserma, il maresciallo Francesco Marchetto. Il sottufficiale ha lasciato il servizio. Il gup di Pavia ha disposto per lui l’imputazione coatta per falsa testimonianza: aveva dichiarato che la bicicletta da donna degli Stasi era diversa da quella avvistata dalla vicina di Chiara e che quindi non poteva trattarsi della stessa. A proposito di biciclette, il pg svela l’esistenza di un’altra: da donna, colore grigio scuro o nero, regalo nel 2005 di un fornitore al padre di Alberto Stasi”.