Alcol, in Italia record negativo: si inizia a bere a 12 anni

Pubblicato il 5 Settembre 2010 19:14 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2010 19:29

Bevute di branco, happy hour con superalcolici, ma anche tanta birra fino allo sballo, concentrati nel week-end per un consumo di alcol che comincia sempre prima, fin da piccoli. L’Italia, infatti, detiene un tragico primato in Europa: l’età delle prime bevute è intorno ai 12 anni contro i 14,6 anni della media europea.

Era, infatti, giovanissima la ragazzina di 14 anni morta a Torino per essere caduta dal balcone di casa durante una festa con tanto alcol.

A fare luce su un fenomeno sempre più preoccupante, soprattutto perché vissuto dai giovani che si ubriacano come la normalità, è una recente ricerca di Eurispes e Telefono Azzurro secondo cui ”il consumo di alcol da parte dei giovanissimi sembra aver assunto proporzioni sempre più rilevanti, accompagnandosi ad un cambiamento delle abitudini e delle ragioni”, con una tendenza al ”binge drinking” (bere per ubricarsi) e all’abbassamento ”dell’età di esordio dei comportamenti di uso/abuso”.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’alcol – si legge nello studio – è la prima causa di morte tra i giovani uomini europei: determina un decesso su 4 tra i ragazzi dai 15 ai 29 anni; 55.000 morti l’anno per incidenti automobilistici causati dall’alcol, avvelenamento, suicidio indotto dalla dipendenza, omicidi causati dal consumo di alcol. E’ inoltre la causa del 10% dei decessi delle ragazze.

In questo contesto, l’Italia detiene il primato negativo dell’età più bassa del primo contatto con l’alcol. Inoltre, il 54,6% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha già sperimentato, almeno una volta, l’ubriachezza. Sotto accusa in particolare ”gli happy hours, che abbattendo i prezzi delle bevande alcooliche vanno incontro alle contenute disponibilità economiche dei giovani” e ”gli alcolpops”, le bevande dal gusto dolce che però hanno anche una concentrazione alcolica, tra i 4 e i 7 gradi, come la birra.

Altro fenomeno sotto la lente del dossier è la moda delle ”dosi” di alcol, drink in bustina in monoporzioni, che contengono vodka, gin, rum, tequila, hanno un costo di solo un euro e mezzo e propongono ”un rituale simile (nella ricerca dell’effetto) a quello di una sniffata di coca o dell’assunzione di una pasticca”.

Parla, inoltre, di modalità ‘anglosassone’ di bere tra i giovani il centro di riferimento alcologico della Regione Lazio. I ragazzi cominciano a ingurgitare alcol al pomeriggio con gli happy hour, poi per aperitivo, a cena, nel post-cena e in discoteca. Nel Lazio si stima, infine, che il 40 % degli adolescenti, 12-16 anni, vede il bere come la normalità.