Terremoto: in Italia mille stabilimenti chimici a “rischio incidente rilevante”

Pubblicato il 1 Giugno 2012 9:11 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2012 9:20

Uno stabilimento chimico

ROMA – Se un terremoto, che sia in Emilia o in Sicilia o ovunque in Italia, dovesse danneggiare uno stabilimento chimico, cosa succederebbe? L’allarme lo ha lanciato Alessandro Martelli, direttore del centro ricerche dell’Enea di Bologna. E la sua conclusione non è delle più rosee: in Italia sono circa mille gli impianti a rischio. Ovvero quelli classificati in gergo tecnico come “Rir”: rischio incidente rilevante. E sono sparsi in tutto il Paese. Ma, sottolinea Martelli, sono due in particolare le aree industriali più preoccupanti e sono entrambe in Sicilia: a Milazzo e Priolo. Ventiquattro ore prima di lanciare questo allarme (fino ad oggi inascoltato) Martelli ha avuto un picco di fama improvvisa sul web per una frase controversa circa l’imminenza di un forte terremoto in Calabria e Sicilia. Polemica rintuzzata dall’Ingv, l’istituto dei geologi, che invece ha smentito seccamente che si possa prevedere con esattezza un sisma da quelle parti.

Quello che invece Martelli va dicendo da anni, ovvero il rischio rappresentato dagli stabilimenti chimici, non viene ascoltato granché. E così mentre altri Paese provvedono a bonificare i siti a rischio, in Italia non si è mosso nulla sugli impianti “Rir”: “La normativa attuale è del tutto insufficiente e i controlli sono affidati solo ai gestori”.