Arturo Equabile, amico di Davide Bifolco: “Dovevo esserci io al suo posto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 22:37 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 22:37
Arturo Equabile, amico di Davide Bifolco: "Dovevo esserci io al suo posto"

Davide Bifolco

NAPOLI – “Dovevo esserci io al posto di Davide Bifolco”lo ha detto Arturo Equabile, il latitante che i carabinieri cercavano una settimana fa nella notte dell’inseguimento e della sparatoria, costata la vita a Davide Bifolco, il ragazzo di 17 anni ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere, a Napoli.

In un’intervista trasmessa venerdì sera a “Quarto Grado”, su Retequattro, Equabile ha detto:

“Quella sera il carabiniere aveva intenzione di sparare. Aveva in testa di uccidere, non di mettermi le manette e portarmi in carcere. Io quella sera mi trovavo a casa di mia nonna perché un’ora prima erano venuti i carabinieri a cercarmi e sono scappato. Tre-quattro pattuglie dei carabinieri avevano bloccato l’interno e l’esterno della casa. Tre di loro erano venuti vicino al portone principale e, con le pistole in mano, dicevano: “Bastardo apri! Ti abbiamo visto Equabile! Apri o ti dobbiamo sparare”. Vicino c’erano anche mia zia con i bambini… le dicevano di aprire, altrimenti avrebbero sparato”.

A quel punto,

“io sono scappato, sono rimasto sempre nel rione, ma mi sono spostato di due-tre isolati. Dopo tre quarti d’ora-un’ora, ho avuto la notizia che nell’altro rione i carabinieri avevano tamponato e fatto fuori un ragazzo scambiandolo per Equabile Arturo, il latitante. I carabinieri sono usciti proprio con l’idea di commettere un omicidio, quella sera. Un carabiniere non si comporta così”,

ha detto Equabile.

“Certamente il carabiniere ha pensato che fossi io. Dicono anche che quando hanno sparato, abbiano detto al ragazzo a terra, mentre gli mettevano le manette, “Equabile, ti abbiamo preso!”.

All’intervistatore Equabile ha aggiunto:

“Non mi costituisco perché ho paura che mi possa succedere qualcosa, come a Stefano Cucchi, entrato per una dose di fumo e uscito morto dal carcere. Ho paura di presentarmi. Voi mi date la sicurezza che nessuno mi torce un capello? Vi prendete voi la responsabilità per un ragazzo di 23 anni? Sono considerato latitante perché implicato in un semplice furto e ho evaso i domiciliari. Così non è vivere. Io ho paura. Sono un ragazzo di 23 anni e mi piace uscire. Non sono un latitante come vogliono far credere. Non ho precedenti, solo per un furto che non ho nemmeno commesso. Come non mi trovavo sul quel motorino quella sera. È la verità”.