Bimbo Cittadella, psicologi: “Alienazione parentale è disturbo relazionale”

Pubblicato il 18 Ottobre 2012 12:45 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2012 12:47
Il bimbo di Cittadella

Il bimbo di Cittadella trascinato

PADOVA – “L’alienazione parentale è un disturbo relazionale”. Un gruppo di 25 tra psicologici giuridici, psichiatri forensi e docenti universitari lo hanno stabilito in un nuovo documento psicoforense. Il documento arriva dopo le polemiche per la consulenza psichiatrica che ha portato all’allontanamento di Leonardo, il bimbo di Cittadella, dalla madre.

Per gli esperti “l’alienazione parentale è un fattore di importante rischio evolutivo per l’instaurarsi di diversi disturbi di interesse psicopatologico”.

I protagonisti dell’alienazione parentale sono tre: il genitore “alienante”, quello “alienato” e il figlio, ciascuno con le proprie responsabilità e il proprio contributo, che può variare di caso in caso.

Tra i firmatari del documento non c’è solo Rubens De Nicola, consulente del Tribunale di Padova che ha deciso l’allontanamento di Leonardo dai genitori, ma anche esperti  quali Ugo Sabatello e Maria Malagoli Togliatti.

Gli esperti evidenziano che, pur essendo fuorviante un dibattito sull’esistenza o meno della Pas, è però certo che il fenomeno non corrisponde ad alcuna sindrome clinica, motivo per cui andrebbe rinominata semplicemente come ”alienazione parentale”, termine con il quale sarà introdotta nell’elenco dei ”disturbi relazionali”.

In ogni caso, secondo i 25 firmatari del documento, ”sebbene essa non determini necessariamente un’evoluzione psicopatologica in età adulta, ne è spesso l’anticamera – e concludono – . Non è in discussione la necessità di intervenire, sul piano psicosociale e giudiziario, allorquando si realizzi l’esclusione immotivata di un genitore dalla vita di un figlio, non legata a comportamenti realmente maltrattanti o trasduranti da parte del genitore stesso”.

Gli psicologici e psichiatri forensi auspicano infine una riforma dell’esecuzione civile di questi provvedimenti ‘‘che preveda forme peculiari per i minori, in modo che siano realizzate da soggetti esperti e secondo modalità adeguate”.