Brindisi, Patrizia licenziata per “motivi economici” dopo il cancro

di Daniela Lauria
Pubblicato il 21 Novembre 2014 - 21:06| Aggiornato il 26 Novembre 2014 OLTRE 6 MESI FA
Brindisi, Patrizia licenziata per "motivi economici" dopo il cancro

Brindisi, Patrizia licenziata per “motivi economici” dopo il cancro

BRINDISI – Licenziata per “motivi economici” dopo una lunga battaglia contro il cancro. La storia di Patrizia, 52 anni, metà dei quali spesi al servizio della Basell Poliolefine di Brindisi, è finita in Parlamento. L’unica su 130 dipendenti dello stabilimento a ricevere la lettera di licenziamento “per esigenze di riassetto aziendale”.

A denunciare il caso è stato il segretario provinciale di Filctem Cgil Salvatore Viva, che ha annunciato una interrogazione al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, nell’ambito della discussione sulla “giusta causa” e il Jobs Act. Dibattito che si occuperà anche di Marilena Petruccioli, la dipendente della Peruggina licenziata per un post pubblicato su Facebook. Marilena, dopo un confronto tra azienda e sindacato, potrà conservare il posto. Ma per Patrizia non sembrerebbe, al momento, esserci alcuna possibilità

Intervistata dal quotidiano la Repubblica, Patrizia ha raccontato i suoi 26 anni di carriera all’interno dell’azienda. Una dipendente modello che neppure nel corso della malattia ha mai approfittato dei “privilegi” del posto fisso, rifiutando di usufruire della Legge 104quella che consente a disabili e malati gravi di beneficiare di riposi giornalieri e permessi mensili. 

Ha affrontato la chemioterapia durante le ferie e negli ultimi tempi ha saltato diverse visite di controllo per paura che accadesse quel che poi si è verificato.

Questo un pezzo della sua intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica 

Non ha mai avuto avvisaglie di questo licenziamento?

“Due anni fa circa l’azienda ha comunicato che alcuni reparti sarebbero stati ridotti nell’organico per varie esigenze aziendali. La riorganizzazione è avvenuta su scala nazionale. Ma mentre negli altri stabilimenti della penisola le persone in esubero venivano ricollocate in altre mansioni, a Brindisi pare che l’unico dipendente di troppo fossi io e avevo dato immediata disponibilità a ricoprire qualsiasi altro ruolo nell’ambito del mio stabilimento. Ero in attesa, fiduciosa perché avevo l’esempio della ricollocazione dei colleghi nel resto d’Italia. Ho atteso per due anni, senza mai avere risposta. A quanto pare solo per me non si è riusciti a trovare soluzione”. 

Quando e in che modo le è arrivata la lettera di licenziamento?

“Lunedì 17 si è presentato in ufficio il capo del personale e mi ha presentato la lettera di licenziamento, senza nessun preavviso. Ho chiesto se avessero fatto tutte le verifiche sul sito di Brindisi, ho chiesto come mai una sola persona non si riuscisse a ricollocare. Purtroppo non sono riuscita ad avere risposte”. 

Quali sono le vere motivazioni, secondo lei?

“Mi creda, non so darmi una spiegazione. Dopo due anni di attesa sono stremata e sconfortata, alla luce anche di tante mancate risposte. Perdere il lavoro per me significa perdere la principale ragione di vita e non ho più voglia di fare alcun controllo oncologico. L’unica cosa che sono riuscita a realizzare nella mia vita è la conquista di questo posto e l’acquisto di una casa. Ma oggi ho ancora un mutuo da pagare e non ho più un lavoro”.