Casapesenna. Mandano figlia malata di mente dall’esorcista: “Ha il diavolo, la sorella è omosessuale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 febbraio 2018 9:00 | Ultimo aggiornamento: 16 febbraio 2018 9:45
L'esorcista per curare la figlia malata: per i suoi è colpa della sorella omosessuale

Casapesenna. Mandano figlia malata di mente dall’esorcista: ha il diavolo, la sorella è omosessuale

ROMA – Una ragazza con problemi psichici è stata affidata alle cure di un prete esorcista perché i genitori la ritengono indemoniata a causa dell’omosessualità della sorella maggiore. Succede a Casapesenna, Italia, succede oggi non in un medioevo violento e superstizioso: la vicenda raccontata da un servizio de Le Iene coinvolge la povera minore, il padre, la madre, don Michele Barone, sacerdote che a tempo perso fa l’ospite riverito in tv quando non impone le sue mani su qualche posseduto dal diavolo.

Poi l’ispettore di Polizia che ha cercato di dissuadere la sorella dal presentare denuncia. Infine il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, che non ha impedito che alla ragazzina fosse negata la normale assistenza psicologica stabilita da protocolli sanitari di questa epoca. Del resto a inchiodare alle proprie responsabilità i protagonisti è una piccola videocamera nascosta utilizzata proprio dalla sorella in odor di zolfo a causa delle sue preferenze sessuali.

Ora il vescovo tenta una tardiva autoriabilitazione, dando la colpa al servizio de Le Iene per aver censurato le parole con cui  – secondo lui – avrebbe tentato di convincere don Michele a evitare certe pratiche.

“Come vescovo della diocesi di Aversa – dice monsignor Spinillo a Repubblica – per venire incontro alle legittime domande di tanti e per chiarezza e serenità, in ordine a quanto trasmesso ieri sera, 14 febbraio 2018, nel corso del programma televisivo “Le Iene” di Italia 1, desidero precisare che, per evidenti esigenze di montaggio, non è stato ripreso interamente quanto da me detto all’intervistatore. Sicuramente, infatti, posso dire di aver dichiarato che non avevo chiesto di ritirare l’esposto presentato alla polizia contro il sacerdote Michele Barone. Tentavo di avviare una forma di dialogo tra la figlia ed i genitori, allo scopo di riportarli ad una più realistica valutazione sulle cure da offrire alla figlia più piccola”.

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