Castel Volturno, il racconto: “Fate qualcosa o ci uccideremo a vicenda”

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2014 20:30 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2014 20:30
Castel Volturno, il racconto: "Fate qualcosa o ci uccideremo a vicenda"

Castel Volturno, il racconto: “Fate qualcosa o ci uccideremo a vicenda”

CASERTA – I bianchi e i neri, con i ruoli di vittime e di carnefici non definiti. E una bomba sociale a orologeria. L’invita della Repubblica Conchita Sannino è andata a Castel Volturno, vicino Caserta, dove pochi giorni fa una rivolta degli immigrati ha rischiato di finire con qualche morto per strada, evitato quasi per miracolo. La cronista ha visitato quei luoghi e raccolto alcune voci, una delle quali sintetizza la situazione esplosiva: “Fate qualcosa o ci uccideremo a vicenda”.

Il blocco Uno è dei bianchi, sulla Domitiana, sono loro a cominciare a mezzogiorno. Prima pochi uomini e ragazzi, poi le famiglie, poi perfino le signore dagli stabilimenti balneari più lontani ma accarezzati e sporcati dallo stesso mare. “Ma voi dite sempre che siete impotenti, che non potete fare nulla – grida un commerciante ambulante sulla ventina a un carabiniere – ma allora cosa aspettate? Che noi, a questi neri li uccidiamo e li gettiamo nelle terre? O volete che ci ammazziamo tra noi? Tanti povericristi africani ci sono, e io li conosco, ma gli altri rubano e fanno del male, fate pulizia”.

Il blocco Due si forma subito dopo, a centocinquanta metri, sulla Consortile. Sono tutti africani. Difendono quel sangue ancora a terra, di due ragazzi ivoriani, feriti domenica e per caso scampati alla morte. “Non è vero che quei nostri fratelli stavano rubando una bombola di gas – dice il più calmo – noi siamo guardati con disprezzo, con odio, ci insultano e poi vogliono i nostri soldi per fittare delle fogne e cercano la nostra manodopera e il nostro silenzio per i lavori più umili”. È una ferita che ne apre altre e scava nuove trincee e si mischia a frustrazioni, inganni, degrado e sogni di perduta bellezza della Domitiana ridotta a enorme lager: per i poveri di ogni etnìa; e per i ricchi residui, alcuni neri e criminali, come i boss bianchi.

E ancora:

Così, lentamente, il paesaggio si è ripiegato sulla nuova geografia. E Castel Volturno, e il lembo di Pescopagano sono diventati dormitorio a cielo aperto di case o svaligiate e lasciate alla mercè degli immigrati che arrivano; oppure di ville super accessoriate e coperte di cancelli e vigilantes privati, ufficiali o clandestini. È qui dentro che c’erano i semi della loro “Rodney King”, come la rivolta che infiammò Los Angeles, dopo l’assoluzione dei poliziotti che pestarono “re Rodney”. Enrico Masiti, un impiegato, protesta: “Basterebbe che un paese civile si interrogasse sulle sue bombe sociali, sarebbe bastato fare una sola azione amministrativa esemplare all’anno”. Patrizia Del Vacchio, artista che viene solo d’estate a rimettere i piedi nell’acqua che l’ha vista ragazzina: “Diciamo la verità: se non ci fossero stati i Cipriani, famiglia temuta, che “vende” la sua vigilanza a noi qui intorno, quanti sarebbero scesi in piazza?”. Già: imbarazzante la storia dei Cipriani, l’anziano finito in carcere è cognato del vicesindaco Pd di un comune vicino.